Dal Sole 24 ore del 30 novembre 2017

La giurisprudenza. Per i giudici tributari occorre verificare fondatezza e attendibilità

La divergenza dei dati comunicati dal cliente e dal fornitore e i conseguenti accertamenti sono già stati oggetto di alcune pronunce dei giudici tributari. La Ctr Bologna (sentenza 2910/11/2017) ha affrontato il caso di un accertamento notificato dall’agenzia delle Entrate a un artigiano fondato sui dati rinvenuti nell’anagrafe tributaria.
Più precisamente, dall’applicativo elenco clienti e fornitori emergeva che una società aveva registrato tra i propri costi fatture emesse dal contribuente accertato. Il provvedimento veniva impugnato dinanzi al giudice tributario eccependo un vizio di prova, atteso che l’intera pretesa si fondava esclusivamente sui dati risultanti in anagrafe tributaria. Erano stati, infatti confrontati i dati dichiarati dalla società rispetto a quelli del contribuente, senza tuttavia verificarne la fondatezza e l’attendibilità. Il collegio di primo grado confermava la legittimità di tale contestazione e il contribuente proponeva appello. La Ctr, sul punto, ha innanzitutto rilevato che l’accertamento era fondato esclusivamente sui valori rinvenuti nell’anagrafe tributaria.
Il Collegio ha tuttavia evidenziato che si trattava di elementi forniti da un altro contribuente, per i quali erano necessarie ulteriori verifiche al fine di attestarne la fondatezza. Occorre così che il maggior reddito risulti in modo certo e diretto e non in via presuntiva, da verbali, questionari e fatture. L’Ufficio, infatti, avrebbe potuto eseguire verifiche bancarie e/o documentali presso la società che aveva registrato le fatture, al fine di verificare l’effettivo esborso del denaro in favore del contribuente. Ciò anche al fine di verificare che non fosse proprio la società ad aver dedotto costi superiori rispetto a quanto fatturato dall’artigiano. Nella specie, quindi mancavano elementi documentali concreti a riprova dei dati meramente indiziari rilevati in anagrafe tributaria.
Ad analoghe conclusioni è giunta anche la Ctr Milano (sentenza 4546/16/2014) per un accertamento a una associazione sportiva, fondato esclusivamente sul predetto applicativo clienti e fornitori. Il collegio ha ritenuto che i dati fossero privi di supporto e quindi di certezza e pertanto non potessero fondare la pretesa.
L’elenco clienti e fornitori, oggetto delle decisioni dei giudici di merito, era uno strumento sostanzialmente analogo al nuovo spesometro. Dinanzi alle prime pronunce di merito che confermano così l’illegittimità, è auspicabile che gli Uffici si astengano da un’applicazione automatica.

 Premessa

Il Decreto Fiscale, D.L. 148/2017 ha riaperto i termini di ammissione alla procedura di Definizione Agevolata dei ruoli di cui al D.L. 193/2016; la stessa è ora ammessa anche per i carichi affidati all’Agente della Riscossione dal primo gennaio al 30 settembre 2017. Le disposizioni previste nel Decreto appena citato potrebbero (non vi è ancora stata l’approvazione definitiva della Legge di conversione) però essere oggetto di modifiche causa due specifici emendamenti (1.2-1.3 Santini- FravezziXellerLaniecePanizza) approvati nell’iter di conversione in legge dello stesso Decreto Fiscale.

Andiamo ad analizzare il contenuto di tali emendamenti mettendoli in contrapposizione con le attuali disposizioni riconducibili alla rottamazione-bis.

Si ricorda che sempre per effetto del D.L. 148/2017 oltre a quanto finora riportato:

  • viene consentito, al debitore precedentemente ammesso alla Definizione Agevolata, di effettuare entro il 30 novembre 2017 il pagamento delle rate della stessa definizione scadute a luglio e a settembre 2017. In questo modo i contribuenti che per errori, disguidi o mancanza di liquidità non avevano potuto effettuare i versamenti, vengono riammessi alla ‘rottamazione’ senza ulteriore addebito;
  • viene data la possibilità di accedere alla Definizione Agevolata dei carichi ai debitori che in precedenza erano stati esclusi perché non in regola con il pagamento delle rate, in scadenza al 31/12/2016, dei piani di dilazione in essere al 24 ottobre 2016 (data di entrata in vigore del D.L. 193/216). Tale facoltà può essere esercitata presentando istanza all’Agente della Riscossione entro il 31 dicembre 2017. I contribuenti interessati dovranno versare entro il 31 maggio 2018 le rate non corrisposte dei piani di dilazione originario. In caso di mancato versamento l’istanza è improcedibile.

 

Rottamazione bis. Le novità della legge di conversione del Decreto Fiscale

Il Decreto Fiscale D.L. 148/2017 ha riaperto in sostanza i termini di ammissione alla procedura di Definizione Agevolata per i carichi per affidati all’Agente della Riscossione dal primo gennaio al 30 settembre 2017. Uno specifico emendamento interviene proprio sull’orizzonte temporale dei carichi ammessi alla definizione prevedendo che:

Possono essere oggetto di Definizione Agevolata i debiti relativi ai carichi affidati agli Agenti della Riscossione:

a)       dal 2000 al 2016:

1.       che non siano stati oggetto di dichiarazioni rese ai sensi del comma 2 dell’articolo 6 di cui al D.L. 193/2016, ossia per i quali non era già stata presentata istanza di definizione tramite Modello DA1;

2.       compresi in piani di dilazione in essere alla data del 24 ottobre 2016, per i quali il debitore non sia stato ammesso alla Definizione Agevolata esclusivamente a causa del mancato tempestivo pagamento di tutte le rate degli stessi piani scadute al 31 dicembre 2016;

b)       dal 1º gennaio al 30 settembre 2017.

Ai fini della definizione dei carichi sopra riportati, il debitore è tenuto a presentare apposita istanza entro il 15 maggio 2018. Relativamente ai carichi di cui al punto b, ossia affidati all’Agente della Riscossione dal 1 gennaio al 30 settembre 2017, ovvero a quelli affidati all’Agente della Riscossione dal 2000 al 2016 non compresi in piani di dilazione in essere alla data del 24 ottobre 2016, per i quali non risultano pagate tutte le rate degli stessi piani scadute al 31 dicembre 2016 o non compresi in piani di dilazione in essere alla data del 24 ottobre 2016, per i quali il debitore non sia stato ammesso alla Definizione Agevolata esclusivamente a causa del mancato tempestivo pagamento di tutte le rate degli stessi piani scadute al 31 dicembre 2016 l’Agente della Riscossione:

è entro il 31 marzo comunicherà i carichi affidati dagli Enti entro il 30 settembre 2017 per i quali non risulta notificata la relativa cartella di pagamento( tale comunicazione riguarda solo i carichi dei primi nove mesi del 2017);
è entro il 30 giugno 2018 comunica al debitore l’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della definizione;
è il pagamento delle somme dovute può essere effettuato in un numero massimo di cinque rate consecutive di uguale importo, da pagare, rispettivamente, nei mesi di:

I.            luglio 2018,
II.           settembre 2018,
III.          ottobre 2018,
IV.          novembre 2018,
V.           febbraio 2019.

 

IL CALENDARIO DELLE SCADENZE Definizione Agevolata 2017

(Decreto Legge n. 148/2017+emendamenti iter conversione in legge))

31 Marzo 2018 Termine entro cui Agenzia delle Entrate-Riscossione comunicherà i carichi affidati dagli Enti entro il 30 settembre 2017 per i quali non risulta notificata la relativa cartella di pagamento.
15 Maggio 2018 Termine ultimo per presentare la domanda di adesione alla Definizione Agevolata.
30 Giugno 2018 Termine entro cui Agenzia delle Entrate-Riscossione comunicherà al contribuente l’ammontare delle somme ai fini della Definizione Agevolata 2017.
31 Luglio 2018 Termine ultimo per pagare la prima o unica rata.
30 Settembre 2018 Termine ultimo per pagare la seconda rata.
31 Ottobre 2018 Termine ultimo per pagare la terza rata.
30 Novembre 2018 Termine ultimo per pagare la quarta rata.
28 Febbraio 2019 Termine ultimo per pagare la quinta e ultima rata.

Con riferimento invece ai carichi affidati all’Agente della Riscossione dal 2000 al 2016:

  • che non siano stati oggetto di dichiarazioni di adesione di cui al D.L. 193/2016 e compresi in piani di dilazione in essere alla data del 24 ottobre 2016, per i quali non risultano pagate tutte le rate degli stessi piani scadute al 31 dicembre 2016;
  • compresi in piani di dilazione in essere alla data del 24 ottobre 2016, per i quali il debitore non sia stato ammesso alla Definizione Agevolata esclusivamente a causa del mancato tempestivo pagamento di tutte le rate degli stessi piani scadute al 31 dicembre 2016;

L’Agente della Riscossione, comunicherà:

è entro il 30 giugno 2018, l’importo delle rate scadute al 31 dicembre 2016 e non pagate;
è entro il 30 settembre 2018 l’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della Definizione Agevolata.
Pagamento somme dovute
RATE INSOLUTE AL 31 DICEMBRE 2016 SOMME DOVUTE IN VIA AGEVOLATA
In unica soluzione, entro il 31 luglio 2018. Il mancato, insufficiente o tardivo pagamento di tale importo determina automaticamente l’improcedibilità dell’istanza;
  • due rate consecutive di pari ammontare, scadenti rispettivamente nei mesi di ottobre 2018 e novembre 2018, l’80% delle somme complessivamente dovute ai fini della definizione;
  • l’ultima rata relativa al restante 20 per cento delle somme complessivamente dovute ai fini della definizione entro febbraio 2019.
Come cambia il calendario delle scadenze
 

IL CALENDARIO DELLE SCADENZE

Regolarizzazione istanze respinte

(Diniego ex art. 6 comma 8 del Decreto Legge n.193/2016)

31 dicembre 2017 Termine ultimo per presentare la richiesta di regolarizzazione.
31 marzo 2018 Termine entro cui Agenzia delle Entrate-Riscossione comunicherà l’ammontare delle rate scadute da versare in un’unica soluzione per regolarizzare le istanze respinte.
31 maggio 2018 Termine ultimo per versare le rate scadute in un’unica soluzione per poter accedere ai nuovi benefici per le istanze respinte.
31 luglio 2018 Termine entro cui Agenzia delle Entrate-Riscossione comunicherà al contribuente l’ammontare delle somme ai fini della Definizione Agevolata.
30 settembre 2018 Termine ultimo per pagare la prima o unica rata.
31 ottobre 2018 Termine ultimo per pagare la seconda rata.
30 novembre 2018 Termine ultimo per pagare la terza rata.
 

IL CALENDARIO DELLE SCADENZE

Regolarizzazione istanze respinte

(Diniego ex art. 6 comma 8 del Decreto Legge n.193/2016 post-emendamenti)

15 maggio 2018 Termine ultimo per presentare la richiesta di regolarizzazione.
30 giugno 2018 Termine entro cui Agenzia delle Entrate-Riscossione comunicherà l’ammontare delle rate scadute al 31 dicembre 2016 e non pagate.
31 luglio 2018 Termine ultimo per versare le rate scadute in un’unica soluzione per poter accedere ai nuovi benefici per le istanze respinte.
30 settembre 2018 Termine entro cui Agenzia delle Entrate-Riscossione comunicherà al contribuente l’ammontare delle somme ai fini della Definizione Agevolata.
31 ottobre 2018 Termine ultimo per pagare la prima o unica rata.
30 novembre2018 Termine ultimo per pagare la seconda rata.
28 febbraio 2019 Termine ultimo per pagare la terza rata.

Infine pare opportuno precisare che in virtù degli emendamenti citati in premessa altresì viene prorogato da aprile a luglio 2018 la scadenza della 4° rata per coloro che hanno aderito alla 1° finestra delle Definizione Agevolata di cui al D.L. 193/2016 e per coloro che sono stati riammessi alla stessa in virtù della proroga con la quale è stato consentito al debitore precedentemente ammesso alla Definizione Agevolata per i carichi 1 gennaio 2000-31 dicembre 2016, di effettuare entro il 30 novembre 2017 il pagamento delle rate della stessa definizione scadute a luglio e a settembre 2017. In questo modo i contribuenti che per errori, disguidi o mancanza di liquidità non avevano potuto effettuare i versamenti sono riammessi in bonis alla ‘rottamazione’ senza ulteriore addebito.

Si segnala inoltre la previsione di rinvio al 7 dicembre 2017 del termine precedentemente fissato dal D.L. 148/2017 al 30 novembre 2017 ai fini della riammissione in bonis appena citata, per cui le rate non pagate alla scadenza del 31 luglio e 30 settembre 2017 (slittata al 2 ottobre) possono essere regolarizzate entro il 7 dicembre
 

IL CALENDARIO DELLE SCADENZE DOPO LA PROROGA (D.L. 148/2017)
30 novembre 2017 Termine ultimo per pagare le rate in scadenza:

Al 31 luglio 2017;

Al 02 ottobre 2017;

Al 30 novembre 2017.

30 aprile 2018 Termine ultimo per pagare l’eventuale 4° rata della Definizione Agevolata.
30 settembre 2018 Termine ultimo per pagare l’eventuale 5° rata della Definizione Agevolata.
 

IL CALENDARIO DELLE SCADENZE DOPO LA PROROGA (Post emendamenti D.L. 148/2017)
7 dicembre 2017  

·         Pagamento eventuale 3° rata Definizione Agevolata D.L. 193/2016.

·         Termine ultimo, ai fini della riammissione in bonis, per pagare le rate in scadenza al 31 luglio 2017 e al 2 ottobre 2017.

 

30 luglio 2018 Termine ultimo per pagare l’eventuale 4° rata della Definizione Agevolata.
30 settembre 2018 Termine ultimo per pagare l’eventuale 5° rata della Definizione Agevolata.

Normative e prassi

  • D.L. 193/2016;
  • D.L. 148/2017;
  • Legge 225/2016;
  • D.P.R. 602/73;
  • Comunicato stampa Agenzia delle Entrate-Riscossione del 26 ottobre 2017.
Dal Sole 24 ore del 27 novembre 2017

Contabilità. Il rinvio non cancella gli incentivi all’approvazione entro dicembre.

Definito l’ammontare del fondo di solidarietà che spetta a ogni Comune per l’anno 2018, mercoledì il ministero dell’Interno pubblicherà gli importi scaturiti dall’intesa della settimana scorsa fra Governo e Anci, che svela le ultime incognite sulle principali regole per la costruzione del bilancio di previsione del prossimo triennio.
Il meccanismo di riparto del fondo di solidarietà comunale sarà basato su una perequazione più graduale (45% anziché 55% nel 2018). Per gli anni successivi sarà pari al 60% nel 2019 (invece del 70%), all’85% nel 2020 e al 100% nel 2021. La perequazione, superando il criterio storico a favore della differenza fra capacità fiscale e fabbisogni standard di ogni ente, opera di fatto una diversa distribuzione di risorse tra i singoli Comuni, a parità di entrate complessive attribuite al comparto.
Resta però confermato il blocco degli aumenti dei tributi e delle addizionali per l’anno 2018, ad eccezione dell’imposta di soggiorno, di sbarco e della tassa sui rifiuti. Gli unici margini di manovra sul fronte delle entrate sono limitati alle tariffe dei servizi pubblici e alle altre entrate di natura patrimoniale (come il canone occupazione spazio e aree pubbliche). Rientrano invece nel blocco il canone per l’autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari, anche se è alternativo all’imposta comunale sulla pubblicità e diritti sulle pubbliche affissioni, perché ha natura tributaria.
Per quanto riguarda gli oneri concessori, è in attesa di conversione il decreto fiscale (Dl 148/17) che permetterà l’utilizzo di questi proventi anche per il finanziamento delle spese di progettazione.
Chiusa anche la partita sul fondo crediti dubbia esigibilità con la previsione per il 2018 di un accantonamento minimo pari al 75% dell’importo dovuto, calcolato facendo riferimento al rapporto riscossioni e accertamenti del quinquennio 2012-2016 (era invece previsto l’85%). Per il secondo e terzo anno del bilancio (2019-2020) le percentuali saliranno rispettivamente all’85 e al 95 per cento. Dal 2021 questo accantonamento sarà a regime per l’importo totale. La doppia modifica su standard e fondo crediti accoglie le pressioni dell’Anci per evitare l’effetto combinato delle due progressioni sui bilanci locali. Il risultato soddisfa però anche il governo: «È il coronamento di un processo non facile e ricco di resistenze – commenta Luigi Marattin, consigliere economico di Palazzo Chigi – ma che alla fine è andato in porto grazie al lavoro di tutti, governo ed enti locali». La prima urgenza del governo è stata quella di accelerare i tempi, per evitare troppe proroghe dei preventivi che secondo la Rgs ostacolano la ripartenza degli investimenti: «Nel 2014 l’ammontare del Fondo fu indicato ai Comuni alla fine dell’estate e il termine per approvare i bilanci era il 30 settembre – sostiene Marattin -: oggi i Comuni conoscono i dati alla fine di novembre dell’anno precedente».
L’anticipo delle regole contabili è infatti funzionale alla costruzione del nuovo bilancio, il cui termine ultimo di approvazione è stato spostato al 28 febbraio con quella che dovrebbe essere l’unica proroga. Resta da capire se lo slittamento comporterà il rinvio al 31 dicembre dei termini anche per l’approvazione della nota di aggiornamento al Documento unico di programmazione e dello schema di bilancio da parte della giunta (rispetto al termine ordinatorio del 15 novembre).
È tuttavia importante ricordare che l’approvazione di questi documenti di programmazione entro fine anno (insieme al rispetto del pareggio di bilancio) consente il superamento dei vincoli di finanza pubblica relativi alle spese per studi e consulenza, relazioni pubbliche, convegni, pubblicità, rappresentanza, sponsorizzazioni e formazione.
Intanto, sempre dalla manovra, arriva la solita proroga di un anno all’obbligo di esercizio associato delle funzioni fondamentali nei piccoli Comuni.

Dal Sole 24 ore del 29 novembre 2017

Nonostante le rassicurazioni dell’agenzia delle Entrate, che con la circolare 27/E/2017 hanno sottolineato che gli elenchi dello split payment saranno d’ora in poi definitivi, il balletto dei soggetti inclusi ed esclusi dall’adempimento continua senza sosta. In effetti, il 21 novembre con un’azione di manutenzione ormai più che ordinaria, il dipartimento delle Finanze ha pubblicato una nuova versione degli elenchi dei soggetti inclusi dal 1° gennaio 2018, limitatamente alle società. Il restyling, che non è stato, come nei precedenti casi, annunciato da un comunicato stampa, sembra più un esercizio di stile che una vera e propria manutenzione. Infatti,
è lo stesso dipartimento
che chiarisce che questi
nuovi elenchi:
– non impattano su quelli definitivi del 2017 (pubblicati dopo l’ennesima modifica il 31 ottobre scorso);
– sono operativi per le fatture emesse dal 1° gennaio 2018, ma non tengono conto delle modifiche introdotte dal Dl 148/2017 che ora è in sede di conversione e ha già ottenuto una prima fiducia dal Senato.
Proprio questa seconda specificazione ci fa capire che la nuova pubblicazione non ha particolare pregio o utilità, proprio perché il Dl 148/2017 ha apportato sostanziali modifiche introducendo anche nuove categorie di soggetti che, dobbiamo dire, sicuramente non saranno di facile individuazione.
Questo, se da una parte tranquillizza sulle modifiche introdotte dal dipartimento nei nuovi elenchi, dall’altra preoccupa sulla reale possibilità che i contribuenti avranno di disporre di una situazione definitiva per il 1° gennaio 2018. Da questo punto di vista il problema che si pone è che se l’approvazione definitiva del Dl 148/2017 si avrà per il 15 dicembre 2017, dopo quella data dovranno essere pubblicati i nuovi elenchi e, cosa più importante, dovrà essere
stato pubblicato anche il decreto attuativo.
Quindi il timore è che anche in questo caso, come è avvenuto dal 1° luglio 2017 ad oggi, lo split payment, che è una misura di gettito e di lotta all’evasione che si basa sulla “affidabilità” dei soggetti inclusi negli elenchi, sarà del tutto “inaffidabile” nella definizione del perimetro di applicazione, lasciando ancora i contribuenti in balia degli eventi e della attività degli uffici legislativi che in questo periodo sono indaffarati dall’approvazione della legge di bilancio.
Rattrista dover constatare che anche per questa riforma il legislatore non è stato in grado di confezionare per tempo un provvedimento che, per ragioni di mero gettito, è stato emanato in fretta e furia con il Dl 50/2017, ha alimentato incertezze nel susseguirsi delle differenti versioni dei decreti attuativi, è stato modificato in corsa e, tuttora, è sottoposto a ulteriori modifiche sostanziali, anch’esse in attesa di attuazione.
In effetti, a guardare bene l’itinerario della norma si poteva certamente far meglio. L’estensione del perimetro soggettivo dell’articolo 17 ter del Dpr 633/72 era stato, infatti, ampiamente meditato nella preparazione della richiesta di autorizzazione per la proroga alle autorità di Bruxelles. Poi tutto è precipitato e ancor prima che la decisione europea fosse pubblicata (decisione 2017/84/Ue del 25 aprile 2017) il Dl 50/2017 abbastanza improvvisamente ha dato, al buio, efficacia alle modifiche dal 1° luglio 2017, senza pensare purtroppo ai crucci dei contribuenti che sono
sempre di più chiamati a rincorrere gli eventi.

Dal Sole 24 ore del 29 novembre 2017

Slittano al 7 dicembre sia il recupero delle prime due rate che quella di novembre.

Sarà, comunque, uno stress test fiscale. La consolazione è che almeno si avrà qualche giorno in più per versare le somme relative alla rottamazione. Un consolazione mitigata, però, dall’incertezza non tanto sulla proroga, ma sui tempi di ufficializzazione, considerato che difficilmente la legge di conversione del decreto fiscale sarà in «Gazzetta Ufficiale» entro il 30 novembre.
Nonostante il percorso “netto” in commissione Bilancio alla Camera, che non ha apportato ulteriori modifiche rispetto al testo licenziato dal Senato in prima lettura, il provvedimento dovrebbe oggi essere sottoposto al voto di fiducia in Aula di Montecitorio e poi essere approvato definitivamente entro domani, che è appunto il 30 novembre.
La questione diventa cruciale e non di lana caprina, considerando che proprio il 30 novembre scadrebbe il termine entro cui recuperare le prime due rate (non versate del tutto o in maniera in sufficiente) della rottamazione sia quella già prevista per fine mese nell’originale calendario della rottamazione. Nella maggior parte dei casi, ossia di chi ha scelto un piano lungo con cinque rate, si tratterebbe della terza rata.
Fin qui il testo attualmente in vigore. Solo che il Parlamento per venire incontro ai contribuenti ha fatto slittare completamente la scadenza del 30 novembre per la rottamazione.
La modifica approvata dal Senato e non ritoccata dalla Camera – e destinata ormai a non essere più modificata – prevede infatti che tutte le rate della prima rottamazione (ossia quella le cui domande di adesione potevano essere presentate entro il 21 aprile scorso) in scadenza a luglio, settembre (in realtà in quest’ultimo caso il termine è stato il 2 ottobre per l’effetto del sabato e della domenica di mezzo) e novembre «sono fissati al 7 dicembre 2017». Quindi, si rimettono in gioco coloro che avevano saltato le prime due rate e si dà più tempo a chi deve versare una rata in scadenza al 30 novembre fissando un unico nuovo termine al 7 dicembre (contrariamente a quanto indicato ieri su queste colonne). E, per guardare un po’ più avanti nei prossimi mesi, la modifica introdotta nella conversione del Dl fiscale stabilisce che slitti a luglio 2018 il versamento della scadenza del piano di pagamento originariamente prevista per fine aprile.
Una modifica pro contribuente, viene da pensare. Tanto più che, in questo modo, si riesce ad alleggerire il tax day di domani dal peso (soprattutto finanziario, considerando che si sta parlando di imposte e di debiti con il fisco da saldare) della rottamazione delle cartelle. Eppure, anche quando si potrebbe rifiatare, c’è da stare con il fiato sospeso perché molto probabilmente ci sarà bisogno di una corsa contro il tempo della legge di conversione in «Gazzetta Ufficiale» considerando anche che l’entrata in vigore è per il giorno successivo alla pubblicazione.
Da allora partirà anche il conto alla rovescia per le modifiche apportate nell’iter parlamentare agli altri profili della rottamazione-bis: i «ripescati» che si erano visti respingere l’accesso alla prima edizione della rottamazione perché non in regola con i versamenti dei piani di dilazione del debito entro la fine dello scorso anno; le richieste di ammissione ex novo. E su quest’ultimo fronte la conversione del decreto fiscale riapre le porte della definizione agevolata ai contribuenti destinatari di carichi affidati alla riscossione tra il 2000 e il 2016, a condizione che non abbiano presentato la domanda di adesione alla prima rottamazione. Una platea più ampia che si aggiunge a quella dei destinatari dei carichi da gennaio a settembre 2017, già prevista dal testo originario (e attualmente in vigore) del decreto fiscale.

Da Quotidiano Enti Locali del 13 novembre 2017

Con la risoluzione n. 139/E/2017, l’agenzia delle Entrate ha reso noti i codici che le pubbliche amministrazioni e le società dovranno utilizzare per il versamento dell’Iva in applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti.
Si ricorda che le pubbliche amministrazioni e le società, che effettuano acquisti di beni e servizi nell’esercizio di attività commerciali sono obbligati, con riferimento alle operazioni per le quali è stata emessa fattura a partire dal 1° luglio 2017, a scindere il pagamento del corrispettivo, con quello dell’imposta; quest’ultima versata direttamente all’Erario dalla Pao dalla società.

Codici e modelli
Il provvedimento prevede, innanzitutto, l’istituzione di due codici tributo che variano in funzione del modello utilizzato ai fini del pagamento dell’imposta.
A questo proposito, se il pagamento avviene tramite il modello F24, bisognerà compilare la sezione “Erario” e, in corrispondenza della relativa colonna “importi a debito versati”, indicare il relativo codice tributo specificando il mese e l’anno d’imposta per cui si effettua il pagamento.
Per i versamenti effettuati con il modello “F24 enti pubblici” occorrerà, invece, indicare nella sezione “contribuente”, il codice fiscale e la denominazione/ragione sociale della pubblica amministrazione, nel campo “sezione”, il valore “F” e nei rispettivi campi il codice tributo, il mese per cui si effettua il versamento e l’anno d’imposta per cui si effettua il pagamento.

Scadenze
La risoluzione precisa, inoltre, che i versamenti effettuati con modello F24 e relativi all’imposta dovuta in applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti devono essere eseguiti entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui l’imposta diviene esigibile: per questi pagamenti, inoltre, non può essere utilizzato l’istituto della compensazione.

Dal Sole 24 ore del 13 novembre 2017

I criteri. L’applicazione della norma che esclude le operazioni interne dalle regole sul transfer pricing.

La Corte di cassazione ha recentemente affermato, nella ordinanza 22879/2017, la «inestensibilità delle regole delimitative del transfer pricing alle imprese residenti», applicando, di fatto, la norma di interpretazione autentica contenuta nell’articolo 5, comma 2, del Dlgs 147/2015. Anche per la rettifica di tali transazioni occorre, pertanto, la presenza di ulteriori elementi probatori.
È stato in tal modo correttamente abbandonato il precedente orientamento interpretativo (si veda, da ultimo, la sentenza 12844/2015) secondo il quale il principio del valore normale costituirebbe uno strumento generale di controllo dei corrispettivi. Tale principio risulta, invece, applicabile soltanto in presenza di componenti reddituali “in natura” e nei casi in cui lo stesso è espressamente richiamato da altre disposizioni normative.
La congruità dei corrispettivi delle transazioni è sindacabile in presenza di un comportamento assolutamente contrario ai canoni dell’economia, configurabile in presenza non soltanto di uno scostamento del corrispettivo rispetto al valore di mercato dei beni o dei servizi oggetto della transazione ma anche di altre circostanze o argomentazioni probatorie in grado di configurare le presunzioni gravi, precise e concordanti che consentono l’effettuazione dell’accertamento analitico-induttivo di cui all’articolo 39, comma 1, lettera d), del Dpr 600/1973, pur in presenza di una contabilità formalmente corretta.
Il comportamento antieconomico deve essere, di conseguenza, valutato tenendo conto dell’economicità complessiva risultante dall’intera situazione contrattuale e aziendale, come affermato dalla Cassazione nelle sentenze 6337/2002,10802/2002 e 19408/2015.
Anche l’Assonime ha affermato, nella circolare 16/2009, che è necessario tenere presente che l’operato dell’imprenditore «potrebbe essere ricondotto a complesse strategie imprenditoriali rispetto alle quali la singola operazione oggetto di analisi da parte dell’ufficio costituisce solo un tassello (…) A titolo di esempio, si potrebbero citare i casi in cui l’impresa rende servizi sottocosto come quando, nel caso di franchising, l’impresa produttrice dia in uso dei locali ai venditori a condizioni più favorevoli di quelle di mercato per incentivare la diffusione di prodotti caratterizzati da un determinato marchio, oppure i casi in cui l’impresa concede in comodato gratuito i macchinari con i quali il comodatario deve svolgere lavori a favore della medesima impresa comodante, o ancora, i casi di vendite sottocosto per motivi di penetrazione del mercato».
Lo stesso orientamento è desumibile, sia pure implicitamente, dalla nota dell’agenzia delle Entrate 55440/2008, nella quale è stato precisato che gli uffici devono rettificare i componenti reddituali considerati anomali rispetto alle “dimensioni” e alla tipologia dell’attività dell’impresa ed evidenziare i motivi per i quali la scelta operativa del contribuente è ritenuta antieconomica nonché la “corretta entità” del componente rettificato, in modo da ricondurlo ad un carattere di normalità.
Devono essere, altresì, rispettate le valutazioni di strategia commerciale riservate all’imprenditore, come stabilito dalla Cassazione nelle sentenze 10319/2015, 6320/2016 e 21405/2017.
Appare, infine, necessario che si tratti di situazioni di effettivo arbitraggio fiscale – come affermato dalla Suprema corte nella ordinanza 22879/2017, nella quale è stato fatto riferimento alla «invarianza per il gettito fiscale connessa alla tassazione comunque avvenuta sulla capogruppo» – e che siano evitare duplicazioni impositive.
Dal Sole 24 ore del 02 novembre 2017

Decreto fiscale. Tra i correttivi in commissione Bilancio al Senato la semplificazione delle comunicazioni Iva e il ravvedimento sugli alert delle Entrate. Emendamenti bipartisan per attenuare le limitazioni alla detrazione Iva: due anni per l’esercizio del diritto.

Stop alle sanzioni sullo spesometro, invio annuale e possibilità di cumulare l’invio al Fisco delle mini-fatture (quelle fino a 300 euro). Non solo. Sul fronte Iva le imprese tornano sperare in un dietrofront del Governo sulla stretta alle detrazioni: dall’obbligo di utilizzo nell’anno introdotto con la manovra correttiva di primavera, tutti i gruppi politici chiedono il ritorno dei due anni entro cui poter sfruttare la detrazione Iva. Spazio, inoltre, alla possibilità di utilizzare il ravvedimento operoso anche in presenza di un avviso bonario per le mancate risposte alle lettere inviate dalle Entrate sui ritardati pagamenti Iva.
Prende corpo, o meglio si trasforma in norme, la “risoluzione Sanga” per semplificare lo spesometro come per altro richiesto dal direttore dell’agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, in audizione sempre a Montecitorio. A presentare gli emendamenti al Dl fiscale sono però i senatori dove il provvedimento collegato alla manovra inizierà l’esame in commissione Bilancio dalla prossima settimana dopo il voto in Sicilia. Si parte dal caos spesometro dei mesi scorsi sul primo invio delle fatture emesse e ricevute che per maggioranza e opposizioni non può ricadere su imprese e intermediari. In questo senso vanno gli emendamenti che escludono l’applicazione delle sanzioni se la «trasmissione corretta delle fatture ovvero la comunicazione corretta delle liquidazioni periodiche da inviare entro il 31 dicembre 2017 è effettuata entro il 28 febbraio 2018».
Anche se Ruffini aveva aperto a una possibile trasmissione semestrale i senatori chiedono uno sforzo maggiore al Governo e al Fisco per passare, dal 2018, a un invio annuale dei dati delle fatture entro «l’ultimo giorno del secondo mese successivo all’anno di riferimento», in sostanza sempre a febbraio. Nulla invece dovrebbe cambiare per la trasmissione delle comunicazioni sulle liquidazioni Iva, anche per non compromettere le capacità di controllo “lampo” del Fisco. Spazio anche alle comunicazioni “cumulate” in presenza di microfatture, indicate in quelle di importo inferiore ai 300 euro.
Fronte bipartisan per accogliere l’appello ripetuto delle imprese sui termini del diritto alla detrazione Iva. La manovra di primavera ha tagliato i tempi consentendo ai contribuenti di esercitare il diritto nell’anno in cui l’imposta diviene esigibile. Le diverse proposte emendative al Dl chiedono di ripristinare il precedente termine, ossia la possibilità di esercitare il diritto alla detrazione fino alla dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto e alle «condizioni esistenti al momento della nascita» della detrazione spettante.
Stop a più voci anche alla possibilità delle Entrate di escludere dal ravvedimento operoso i contribuenti “a ridotto rischio fiscale” per i ritardati pagamenti dell’Iva dovuta in base agli alert (lettere di compliance) di irregolarità inviate in corso d’anno. L’obiettivo dei correttivi proposti da maggioranza e opposizioni all’articolo 1 del decreto fiscale puntano a limitare, il controllo preventivo dei versamenti periodici dell’Iva, prima della presentazione della dichiarazione annuale, ai soli contribuenti «che presentano un elevato rischio fiscale». Per individuare i più scaltri a maggior tasso di evasione, i senatori chiedono all’agenzia delle Entrate un provvedimento ad hoc che guardi con particolare attenzione ai comportamenti pregressi dei contribuenti.