Dal Sole 24 ore del 6 dicembre 2017

Possibile precedere l’istanza di rottamazione con una richiesta di dilazione.

Con le nuove rottamazioni stabilizzate dalla conversione del Dl 148/2017 è possibile far precedere l’istanza da una richiesta di dilazione, in modo da conservare una via d’uscita futura, nel caso in cui non si fosse in condizioni di pagare il costo della sanatoria. Ai sensi dell’articolo 6, comma 8, lettera c), del Dl 193/2016, se il debitore non paga la prima rata della definizione, può riprendere la rateazione pregressa. Tale disposizione non risulta incompatibile con le nuove procedure e deve quindi ritenersi ad esse pienamente applicabile.
L’articolo 1 del Dl 148/2017 prevede una disciplina unitaria sulla possibilità di riprendere eventuali rateazioni precedenti, applicabile sia alla definizione dei carichi 2017, sia a quella riferita ai carichi ante 2017. Si stabilisce con chiarezza, infatti, che se è pendente un piano di rientro alla data di presentazione della domanda di definizione, le rate in scadenza successivamente a tale data sono sospese sino al termine della prima rata della rottamazione. Il riferimento temporale dunque è la situazione esistente al momento della trasmissione della nuova istanza. Sul punto, vale ricordare come la formulazione originaria dell’articolo 6 del Dl 193/2016, avesse dato origine a interpretazioni contrastanti in ordine alla individuazione dei piani di rientro rilevanti ai fini della definizione agevolata. Secondo le Faq di Equitalia, la normativa in esame si rivolgeva alle rateazioni esistenti alla data di presentazione della domanda. Nell’opinione dell’agenzia delle Entrate invece (circolare n. 2 del 2017), le disposizioni avrebbero dovuto riferirsi alle dilazioni esistenti al 24 ottobre 2016. Le due tesi avevano dei riflessi inevitabili anche ai fini della facoltà, innanzi ricordata, di riattivare i piani di rientro, non pagando la prima rata. Secondo la posizione delle Entrate, infatti, detta facoltà sarebbe stata esercitabile limitatamente alle dilazioni esistenti per l’appunto al 24 ottobre dell’anno scorso.
Nella seconda edizione delle rottamazioni, invece, questo problema è risolto direttamente dalla legge. Questo significa, quindi, che il debitore può avere interesse a far precedere la domanda di definizione da una istanza di rateazione. Una volta ottenuto il piano di rientro, con la trasmissione del modulo all’Ader si ottiene innanzitutto la sospensione ope legis nel pagamento di tutte le rate in scadenza, a seconda dei casi, fino a luglio 2018 (rottamazione 2017) oppure a ottobre 2018 (rottamazione 2016). In questo modo, inoltre, si evita di pagare somme che, in tutto o in parte, non sono deducibili dal quantum della sanatoria. L’importo versato a titolo di sanzione, interessi di mora e interessi da dilazione non è infatti deducibile dalla definizione.
Al momento della scadenza della prima rata, il debitore sarà a un bivio: a) se paga, la dilazione precedente sarà revocata e il debito residuo, in linea di principio, non potrà essere ulteriormente rateizzato; b) se non paga, potrà riprendere il precedente piano di rientro. A quest’ultimo proposito, si ricorda che il manuale interno dell’Ader prevede che l’importo complessivo del debito debba essere “spalmato” d’ufficio su tutte le rate non pagate del piano originario.
Non tutti potranno tuttavia avvalersi della facoltà di chiedere preventivamente la dilazione del carico che si vuole rottamare. In presenza di vecchie rateazioni non onorate da tempo, per ottenere un nuovo piano è necessario pagare tutto lo scaduto. Ne deriva che in tal caso al debitore tale opportunità risulterà di fatto preclusa.

Dal Sole 24 ore del 6 dicembre 2017

Cartelle. In Gazzetta Ufficiale la conversione del decreto 148 – Arrivano le Faq dell’agenzia delle Entrate-Riscossione. No alla definizione dei carichi ante 2017 per chi ha presentato domanda entro il 21 aprile.

Disco rosso per la definizione dei carichi precedenti al 2017 per quanto riguarda i soggetti che hanno già presentato la domanda entro il 21 aprile scorso. Ai fini della rottamazione delle partite relative al 2017 non è necessario essere in regola con le dilazioni pregresse. I debitori che si sono visti rigettare la domanda per non aver versato le rate scadute a fine 2016 possono essere riammessi alla definizione se pagano in un’unica soluzione le rate in questione entro il 31 luglio 2018.
Con le prime Faq (Frequent asked questions), messe online ieri l’Ader chiarisce le principali novità introdotte dal decreto legge 148/17, dopo le modifiche apportate dalla legge di conversione 4 dicembre 2017, n. 172, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale di ieri).
Le esclusioni
L’agenzia delle Entrate – Riscossione conferma innanzitutto che la riapertura dei termini per accedere alla definizione dei carichi affidati fino al 31 dicembre 2016 vale solo per i soggetti che non hanno presentato la domanda sulla base della disciplina originaria.
Per quelli che se ne sono avvalsi, dunque, l’ultima spiaggia è rappresentata dalla scadenza del 7 dicembre. Entro tale data è infatti possibile versare le prime tre rate della vecchia rottamazione, scadute a luglio, settembre e novembre.
Per la definizione dei carichi affidati sino al 2016, qualora il debitore avesse dilazioni pendenti al 24 ottobre 2016 e non avesse versato tutte le quote scadute alla fine dell’anno scorso, la strada è aperta, sia che si tratti della prima istanza di definizione sia che sia stato notificato il rigetto della precedente domanda. In tale eventualità, occorre pagare tutto l’importo scaduto, che sarà comunicato dall’Ader a giugno dell’anno prossimo, entro la fine luglio 2018. Una volta pagato questo ammontare, la cifra della definizione, comunicata entro settembre 2018, potrà essere corrisposta in tre rate, delle quali l’80% in eguale misura a ottobre e novembre 2018, e il residuo 20% a febbraio 2019.
Questa stessa cadenza temporale, peraltro, vale per la totalità delle definizioni dei carichi ante 2017, anche se non interessate da una dilazione in essere al 24 ottobre 2016.
La rottamazione dei carichi fino al 2016, quindi, ha un numero di rate inferiori ma una scadenza uguale a quella relativa alle partite dell’anno in corso. La differenza è dovuta al fatto che si inizia a pagare più tardi rispetto alla definizione 2017.
Le nuove domande
Le Faq confermano inoltre una peculiarità della definizione 2017, con riferimento a carichi inclusi in precedenti piani di rientro. Viene infatti rilevato che, in tale eventualità, non occorre essere in regola con i pagamenti. Per tutte le nuove procedure agevolative il termine di presentazione della domanda è il 15 maggio 2018.
L’Agenzia evidenzia altresì che anche per le nuove sanatorie il pagamento insufficiente o con un solo giorno di ritardo determina la decadenza di diritto dai benefici di legge. I pagamenti eseguiti saranno ovviamente acquisiti a titolo di acconto sul totale dovuto.
La procedura
La trasmissione del nuovo modello di istanza DA 2000/17 può avvenire attraverso il portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it oppure con consegna a mano presso gli sportelli dell’agente della riscossione o anche via posta elettronica certificata utilizzando la cartella pec della Direzione regionale dell’Ader e allegando copia del documento di identità.
Per il pagamento si possono utilizzare diversi canali messi a disposizione dall’Ader quali, ad esempio, l’home banking, la domiciliazione bancaria, i punti Sisal e Lottomatica e gli sportelli bancomat (Atm).
Da ultimo, le Faq dell’Ader ricordano che è possibile definire anche carichi che siano oggetto di contenzioso. In tale ipotesi, occorre dichiarare nel suddetto modello DA 2000/17 di rinunciare agli atti processuali.

Dal Sole 24 ore del 1 dicembre 2017

Dl fiscale. Via libera definitivo alla conversione del provvedimento da parte della Camera – Proroga al 7 dicembre dei versamenti senza sanzioni. Scade il 15 maggio 2018 il termine per le domande di definizione agevolata dei carichi fino al 2016.

La riapertura della rottamazione dei carichi 2016 è definitiva. Con la conversione in legge del Dl 148/17, in corso di pubblicazione, tutti i soggetti che non hanno presentato la domanda entro il 21 aprile scorso possono accedere alla sanatoria dei carichi affidati tra il 2000 e il 2016 trasmettendo un apposito modulo entro il 15 maggio 2018. In questi casi, però, le rate si riducono a tre, di cui l’80% da pagare entro fine 2018. Accanto a questa, si stabilizza la rimessione in termini dei soggetti che hanno saltato le rate di luglio e settembre della vecchia procedura e di quelli che si sono visti rigettare la domanda per non avere pagato tutte le rate scadute a fine 2016. Da ultimo, la definizione si arricchisce dei carichi affidati dal primo gennaio al 30 settembre 2017. Per tutti gli interessati, la scadenza dell’istanza è il 15 maggio 2018.
Carichi fino al 2016
Tutti i debitori che non hanno presentato la domanda di definizione entro il 21 aprile possono sanare le partite affidate a Equitalia fino al 31 dicembre 2016, alle medesime condizioni della disciplina originaria del Dl 193/16. Si potrà quindi ottenere l’azzeramento di sanzioni e interessi di mora. Se il carico è solo sanzionatorio, la definizione non costa nulla. I soggetti che invece hanno presentato la domanda e non sono riusciti a far fronte alla vecchia definizione non hanno una seconda chance.
Sotto il profilo della tempistica, si rileva che le scadenze sono state uniformate a quelle dei debitori che si sono visti respingere la domanda a causa della morosità del precedente piano di rientro. Ciò significa che il numero massimo di rate è tre (ottobre e novembre 2018 e febbraio 2019). Il nuovo modello di definizione deve essere pubblicato sul sito dell’Ader (Agenzia delle Entrate-Riscossione) entro la fine di quest’anno.
In caso di rigetto per morosità
Come già stabilito nella formulazione originaria dell’articolo 1, Dl 148/17, i debitori che si sono visti respingere la domanda di definizione per non aver pagato tutte le rate scadute a fine anno scorso, possono rientrare nella sanatoria. A tale scopo, una volta presentata la domanda, l’Ader comunica entro il 30 giugno 2018 l’importo delle rate scadute del piano di rientro in essere al 24 ottobre 2016 che il debitore deve pagare in un’unica soluzione entro la fine di luglio 2018. Il mancato tempestivo versamento di tale importo costituisce causa di improcedibilità della domanda. Entro il 30 settembre, l’Ader comunica l’importo della definizione che deve essere pagato, per l’80%, in due rate di pari importo a ottobre e novembre 2018, e per il residuo 20% entro febbraio 2019. Le medesime scadenze valgono, come già segnalato, anche per la prima definizione dei carichi 2016 da parte di chi non aveva mai presentato alcuna domanda di sanatoria.
Posticipazione delle rate
Le prime tre rate della vecchia rottamazione sono posticipate al 7 dicembre. Una precisazione in tal senso è arrivata anche dall’Ader sollecitata al riguardo dall’agenzia Ansa. A tale scopo, è sufficiente pagare le somme indicate nei bollettini precompilati inviati dall’agente della riscossione, senza maggiorazioni di sorta. Inoltre, la rata in scadenza a aprile 2018 è differita a luglio dello stesso anno.
Definizione 2017
Si conferma infine la possibilità di sanare i carichi affidati dal 1° gennaio al 30 settembre 2017, con alcuni vantaggi aggiuntivi rispetto alla definizione ante 2017. In questo caso, infatti, non rilevano eventuali morosità esistenti su dilazioni pregresse. Entro il 31 marzo 2018, l’Ader comunica i carichi potenzialmente rottamabili. Inoltre, entro il 30 giugno 2018 viene liquidata l’istanza di definizione, con l’indicazione dell’importo delle rate prescelte. Le somme devono essere pagate in 5 rate di pari importo, con scadenze nei mesi di luglio, settembre, ottobre e novembre 2018 e infine a febbraio 2019.
Dilazioni pregresse
Per tutte le nuove procedure, le rate in scadenza in data successiva a quella di presentazione della domanda sono sospese sino alla scadenza della prima rata della rottamazione. Inoltre, dovrebbe sempre valere la regola secondo cui se non si versa la prima rata della rottamazione è possibile riattivare i piani di rientro precedenti, purché “pendenti” alla data di trasmissione della domanda. Si segnala infine che per la definizione 2017 e per la remissione in termini dei debitori morosi per vecchie dilazioni i modelli di istanza sono già disponibili sul sito dell’Ader. Vi è peraltro convenienza ad anticipare la trasmissione del modulo, poiché in questo modo si inibiscono le azioni esecutive e cautelari dell’agente della riscossione.

Dal Sole 24 ore del 2 dicembre 2017
In attesa della pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» (attesa per lunedì prossimo) della legge di conversione del decreto fiscale, arriva una nota del sito del Mef a puntualizzare il nuovo termine di versamento delle rate relative al 2017 per chi ha aderito alla prima edizione della rottamazione dei ruoli dell’ex Equitalia. «La scadenza precedentemente fissata al 30 novembre 2017 – si legge sul sito istituzionale – è stata posticipata al 7 dicembre 2017 mentre il termine di pagamento delle rate in scadenza nel mese di aprile 2018 è stato fissato nel mese di luglio 2018».
Il via libera definitivo alla conversione del Dl fiscale da parte della Camera è arrivato proprio il 30 novembre, data in cui scadeva il termine per il “recupero” delle prime due rate saltate e il versamento dell’eventuale terza rata. Proprio su quest’ultimo punto va segnalato come il testo uscito dal Senato (e non più toccato dalla Camera) abbia tolto dall’articolo 1, comma 1, del Dl 148/2017 il riferimento alle rate«in scadenza nei mesi di luglio e settembre 2017» previsto nella versione originaria del decreto e lasciato l’indicazione generale all’articolo 6, comma 3, lettera a) del Dl 193/2016 (relativo alle rate da versare per il 2017 della rottamazione «nei mesi di luglio, settembre e novembre») con lo slittamento al 7 dicembre. Risultato di questa complessa riscrittura è che tutte le rate che sarebbero scadute il 30 novembre 2017 sono posticipate al 7 dicembre.
Un’interpretazione confermata anche da agenzia delle Entrate-Riscossione interpellata giovedì a riguardo dall’agenzia di stampa Ansa.