Prenotazioni telematiche dal 22-IX al 22-X 2018

Il “Bonus-pubblicità” è un credito di imposta a carattere permanente, utilizzabile esclusivamente in compensazione mediante mod. F24. Possono usufruirne le Imprese (senza limiti di settore e/o dimensione), i Lavoratori autonomi ed gli Enti non commerciali, che effettuino investimenti in campagne pubblicitarie, attraverso l’acquisto di spazi pubblicitari e di inserzioni commerciali su giornali quotidiani e periodici (nazionali, locali, on-line) oppure, su emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali. Il credito d’imposta non è beneficio automatico, ma viene riconosciuto solo a seguito della presentazione di un’istanza in via telematica

Beneficiari Il “bonus-pubblicità” spetta alle imprese di ogni dimensione (indipendentemente dalla natura giuridica assunta, dalle dimensioni aziendali e dal regime contabile adottato); alle start-up innovative; ai Lavoratori autonomi ed agli Enti non commerciali, sugli investimenti pubblicitari incrementali effettuati su emittenti radiofoniche e televisive locali, analogiche o digitali (iscritte presso il Registro degli operatori di comunicazione), o su giornali quotidiani e periodici – nazionali e locali – in edizione cartacea o digitale (iscritti presso il competente Tribunale, ovvero presso il menzionato Registro degli operatori di comunicazione) e dotati in ogni caso della figura del Direttore responsabile.

Condizioni per l’ottenimento del bonus
Per fruire dell’agevolazione devono essere rispettate delle specifiche condizioni :
a. Accertare preliminarmente che, nell’anno in cui intende accedere al beneficio, vi sia un incremento complessivo degli investimenti pubblicitari pari almeno all’1% rispetto all’anno precedente; solo se tale condizione è soddisfatta
b. Al fine di poter accedere al bonus su entrambi i media (stampa e radiotelevisione) occorre accertare che l’incremento degli investimenti pubblicitari sul singolo mezzo di informazione (stampa da una parte, ed emittenti radiotelevisive dall’altra) deve superare di almeno l’1% gli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi di informazione nell’anno precedente.
Pertanto non possono accedere al credito d’imposta
1) i Soggetti che hanno iniziato l’attività nel corso dell’anno per il quale è richiesto il beneficio;
2) i Soggetti che nell’anno precedente a quello per il quale il beneficio è richiesto, non abbiano effettuato alcun investimento pubblicitario.

Settori ammessi Sono ammessi tutti i settori 
Investimenti e spese ammissibili Sono ammissibili al credito d’imposta gli investimenti riferiti all’acquisto di spazi pubblicitari ed inserzioni commerciali su giornali quotidiani e periodici, nazionali e locali, anche on-line, ovvero nell’ambito della programmazione di emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali.
Per gli investimenti effettuati dal 24 giugno 2017 al 31 dicembre 2017 il “bonus” è riconosciuto esclusivamente per le campagne su stampa quotidiana e periodica o online. Le spese sostenute devono essere considerate al netto delle spese accessorie, dei costi di intermediazione e di ogni altra spesa diversa dall’acquisto dello spazio pubblicitario, anche se ad esso funzionale o connesso. Sono agevolabili i compensi corrisposti alle imprese editoriali ma non quelli corrisposti alle concessionarie di pubblicità. Nel caso in cui le fatture non siano emesse dalle “imprese editoriali”, ma da soggetti intermediari, nelle stesse dovrà essere espressamente specificato l’importo delle spese nette sostenute per la pubblicità, separato dall’importo relativo al compenso dell’intermediario, e dovrà essere indicata la testata giornalistica o l’emittente radiotelevisiva sulla quale è stata effettuata la campagna pubblicitari

Spese escluse
Sono escluse dal beneficio le spese sostenute per l’acquisto di spazi destinati a servizi particolari quali:
televendite, servizi di pronostici, giochi o scommesse con vincite di denaro, di messaggeria vocale o chat-line con servizi a sovraprezzo.

Le agevolazioni Il bonus pubblicità è un agevolazione di natura fiscale, nella forma del credito d’imposta la cui misura varia a seconda del Soggetto beneficiario. In particolare, il beneficio è pari al 90% del valore incrementale degli investimenti sui due media nel caso di :
– micro, Piccole Medie Imprese, vale a dire imprese che hanno meno di 250 occupati ed hanno un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro;
– start-up innovative come definite dall’articolo 25 del Dl numero 179/2012 convertito con modificazioni dalla L. N. 221/2012
Per tutti gli altri soggetti beneficiari che non rientrano nella precedente categoria, l’agevolazione è pari al 75% sull’importo dell’incremento degli investimenti relativi ai due mezzi informativi.
In sede di prima applicazione, anche alle micro Piccole e Medie imprese e le startup innovative sarà provvisoriamente riconosciuto il beneficio nella misura standard del 75% in attesa che la Commissione europea si pronunci sulla compatibilità della maggiorazione con le normative europee sugli Aiuti di Stato.

Presentazione ed erogazione del bonus
Il credito d’imposta, che ha carattere permanente, non è automatico, ma per la sua fruizione è necessario presentare una comunicazione telematica – prenotazione – su apposita piattaforma dell’Agenzia delle Entrate. L’utilizzo del credito d’imposta, esclusivamente in compensazione, potrà avvenire soltanto dopo la realizzazione dell’investimento incrementale. Le comunicazioni telematiche relative agli investimenti effettuati nell’anno 2018, nonché dal 24 giugno 2017 al 31 dicembre 2017 esclusivamente sulla stampa quotidiana e periodica anche on-line, dovranno essere presentate tra il 22 settembre e il 22 ottobre 2018. Per gli anni successivi lo sportello si aprirà dal 1° marzo al 31 marzo di ciascun anno. Ai fini della concessione del bonus non rileva l’ordine cronologico di presentazione delle domande. Nell’ipotesi di insufficienza delle risorse disponibili, infatti, si procederà alla ripartizione percentuale tra tutti i Soggetti che, nel rispetto dei requisiti e delle condizioni di ammissibilità, hanno presentato nei termini la comunicazione telematica.

Dal Sole 24 ore del 17 settembre 2018

Svanita (almeno per il momento) l’ipotesi di più tempo per il pagamento delle rate della rottamazione-bis dopo il mancato via libera all’emendamento al decreto Milleproroghe, scatta un vero e proprio tour de force, anche se con tempistiche differenziate per chi ha scelto di aderire alla prima o alla seconda definizione agevolata delle cartelle.

L’articolo 6 del Dl193/2016 ha introdotto la possibilità di definire in maniera agevolata, con stralcio integrale di sanzioni, interessi di mora e relativo aggio, i ruoli e le altre somme affidate agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2016, previa domanda da presentare entro il 21 aprile 2017 (“prima rottamazione”). Il Dl 148/2017 ha poi previsto la “rottamazione bis”, prevedendo quattro diverse possibilità:

per chi non aveva aderito alla prima rottamazione, la presentazione di un’istanza entro il 15 maggio 2018 per definire i carichi affidati dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2016;

per tutti, la presentazione di un’istanza, sempre entro il 15 maggio 2018, per definire i carichi affidati dal 1° gennaio al 30 settembre 2017;

soltanto per i decaduti dalla prima rottamazione per mancato o insufficiente pagamento delle prime due rate la possibilità di essere riammessi mediante il loro versamento, unitamente alla terza rata, entro il 30 novembre 2017;

il ripescaggio di chi, non avendo pagato le rate scadenti tra ottobre e dicembre 2016 per dilazioni in corso con Riscossione, si erano visti opporre un diniego alla prima rottamazione, mediante la presentazione di un’istanza di riammissione entro il 31 dicembre 2017 e il versamento delle predette rate entro il 31 maggio 2018.

Per i rottamatori della prima ora che hanno optato per la massima rateazione consentita, il 1° ottobre 2018 (perché il 30 settembre è domenica) scade il termine per il pagamento della quinta e ultima rata (pari al 15% delle somme dovute), come da apposita comunicazione notificata da Riscossione entro il 15 giugno 2017. Allo stesso modo, anche i decaduti dalla prima rottamazione che si sono messi in regola con i pagamenti delle prime tre rate e che hanno pagato la quarta rata entro il 30 aprile 2018, devono versare la quinta e ultima rata entro il 30 settembre 2018. Ai fini della validità del versamento previsto il 1° ottobre 2018, occorre che il debitore abbia versato puntualmente le precedenti rate nei termini stabiliti (anche a seguito di proroga).

Chi, mediante la rottamazione bis, ha chiesto di definire i carichi 2000-2016, riceverà entro il 1° ottobre 2018 una comunicazione da agenzia delle Entrate-Riscossione con le somme da pagare. Dopodiché, il 31 ottobre 2018 occorrerà versare la totalità delle somme oppure la prima rata (40% delle somme dovute). Sempre in caso di rateazione, occorrerà versare poi la seconda rata (40% delle somme dovute) entro il 30 novembre 2018 e la terza e ultima rata (20% delle somme dovute) entro il 28 febbraio 2019.

Quanti hanno scelto di definire i carichi affidati dal 1° gennaio al 30 settembre 2017 e hanno optato per il pagamento in cinque rate sono chiamati ad effettuare il pagamento della seconda rata entro il 1° ottobre 2018, della terza entro il 31 ottobre 2018, della quarta entro il 30 novembre 2018 e della quinta entro il 28 febbraio 2019.

I debitori che si erano visti opporre un diniego alla prima rottamazione per non aver pagato le rate in scadenza a dicembre 2016 per piani in corso, sono chiamati ad effettuare (sulla base della liquidazione comunicata da Riscossione entro il 31 luglio scorso) il versamento dell’unica o prima rata (40% delle somme dovute) entro il 1° ottobre 2018, della seconda rata entro il 31 ottobre 2018 (40% delle somme dovute) e della terza e ultima rata entro il 30 novembre 2018 (20% delle somme dovute).

Da Quotidiano Enti locali del 19 settembre 2018

L’affidamento diretto entro i 40mila euro integra una procedura «ultra-semplificata» in cui, vista la previsione e la scelta legislativa, la speditezza dell’acquisizione prevale sul rigore formalistico classico della procedura a evidenza pubblica, con la conseguenza di rendere non necessaria un’adeguata motivazione.
Questo l’approdo cui giunge il Tar Molise, Campobasso, sezione I, con la sentenza 533/2018.

L’affidamento diretto
La censura del ricorrente si è incentrata sull’affidamento diretto dei servizi di raccolta, trasporto e conferimento dei rifiuti differenziati, pulizia stradale, manutenzione e cura del verde pubblico, manutenzione del cimitero e scavo di fosse per tumulazione, oltre al servizio di trasporto persone-autista autista scuolabus.
Secondo l’appaltatore l’affidamento sarebbe avvenuto in violazione dei principi del codice, in quanto il responsabile del procedimento non avrebbe invito o consultato/coinvolto alcuna impresa potenzialmente interessata. Pur essenso l’appalto di valore inferiore a quello entro il quale è consentito l’affidamento diretto (entro i 40mila euro), sempre secondo il ricorrente, la stazione appaltante avrebbe dovuto favorire la partecipazione avviando un procedimento competitivo.
Le «accuse» consentono al Tar molisano di soffermarsi sulla natura/configurazione giuridica delle nuove procedure semplificate disciplinate nell’articolo 36 del codice dei contratti quale micro sistema normativo che ha sostituito le acquisizioni in economia del superato Dlgs 163/2006.

La decisione
Con il nuovo codice dei contratti – si legge nella sentenza – l’approccio verso la fattispecie dell’affidamento diretto sarebbe profondamente mutato rispetto alle superate acquisizioni in economia, essendo stati i procedimenti contrattuali sotto-soglia comunitaria interamente riformulati e riscritti.
L’affermazione, in effetti, esprime una profonda verità considerato che le acquisizioni in economia richiedevano un passaggio preliminare attraverso un regolamento interno della stazione appaltante (o altro provvedimento nell’ambito delle amministrazioni statali) che aveva la funzione, sostanziale, di abilitare i dirigenti/funzionari a procedere con l’acquisto nell’ambito delle soglie e delle commesse stabilite. Con il micro sistema normativo, contenuto nell’articolo 36, l’esigenza di un atto regolamentare propedeutico, oggettivamente, non emerge.
È pur vero che le linee guida dell’Anac (in particolare la n. 4) sembrano auspicare l’adozione del regolamento ma, sottolinea il giudice, esse sono «atti amministrativi» e in quanto tali non vincolanti per la stazione appaltante.
Attraverso la fattispecie dell’affidamento diretto, nell’ambito della micro soglia dei 40mila euro, pertanto, il codice degli appalti ha previsto un procedimento nuovo e «ultra-semplificato» in cui l’esigenza della speditezza dell’acquisizione viene considerata un valore superiore rispetto al rigore formale di una gara vera e propria o anche di un confronto competitivo tra appaltatori.

Il confronto tra preventivi
Non a caso, per effetto delle modifiche apportate dal decreto legislativo correttivo del codice appalti, l’affidamento diretto non richiede più neppure un confronto tra preventivi.
Lo stesso Consiglio di Stato (con il parere sullo schema di linee guida n. 4, dedicate al procedimento nel sotto soglia comunitario) ha sottolineato che il disegno normativo perseguito dall’articolo 36 appare «esaustivo e autosufficiente» che non necessita di altri atti/indicazioni attuativi/e e che i principi generali non contengono particolari limitazioni.
Pertanto, l’affidamento diretto nell’ambito dei 40mila euro – a differenza della fattispecie di assegnazione diretta in base all’articolo 63 attraverso la procedura negoziata senza pubblicazione di bando – non richiede adeguata motivazione.
Pur nel silenzio normativo, tuttavia, appare corretto che nella determina di affidamento venga indicato in che modo è stato individuato l’affidatario. La motivazione può sostanziarsi anche nel chiarimento sulla competitività del prezzo praticato e dell’adeguatezza tecnica della commessa rispetto ai desiderata della stazione appaltante.