Da Quotidiano Enti Locali del 15 settembre 2017

Il caso deciso dal Garante Privacy, nel provvedimento n. 295/2017, riguarda un’istanza di accesso civico su atti di procedimento amministrativo dell’Ufficio tecnico comunale su opere edilizie in difformità alla normativa vigente. In particolare, si tratta di una richiesta di accesso agli atti che il richiedente non qualifica né come accesso ai sensi della legge n. 241 del 1990 né come accesso civico ai sensi dell’articolo 5 del Dlgs n. 33 del 2013. Il Responsabile della prevenzione della corruzione dell’ente chiede (articolo 5, comma 7, del Dlgs n. 33/2013) parere al Garante, vista la richiesta di riesame sul provvedimento di diniego alla richiesta di accesso.

L’iter di accesso
Dopo la richiesta il Comune aveva notificato copia dell’istanza di accesso al controinteressato, considerando gli articoli 7 e 22, comma 1, lett. c), della legge n. 241/1990 e l’articolo 3 del Dpr n. 184/2006. Questi si oppone all’accesso, sostenendo che gli atti di cui si è chiesto l’accesso riguardano esclusivamente la propria sfera personale/privata e non devono essere esibiti a soggetti che non hanno interesse all’ostensione. Il Comune, tenuto conto di tali osservazioni, valuta però che la richiesta di accesso non pregiudichi la tutela di interessi privati e ritiene che gli atti richiesti non rientrino tra le fattispecie escluse dall’articolo 24 della legge n. 241/1990 e dall’articolo 5-bis del Dlgs n. 33/2013. Accoglie, pertanto, l’accesso, ma su un unico documento (copia della comunicazione di avvio del procedimento). Il soggetto controinteressato presenta istanza di riesame, ex articolo 5, comma 9, del Dlgs 33, opponendosi all’accoglimento.

Il provvedimento del Garante
Il Garante, innanzitutto, riprende sia l’articolo 5, comma 2 del Dlgs n. 33/2013 che prevede il diritto di accesso generalizzato, sia le Linee guida, nella parte relativa alla distinzione tra accesso civico generalizzato e accesso ai documenti amministrativi di cui agli articoli 22 e seguenti della legge n. 241/1990. A questo proposito l’Autorità ricorda che tale accesso documentale mira a porre i soggetti interessati in grado di esercitare al meglio le facoltà partecipative e/o oppositive e difensive a tutela delle posizioni giuridiche qualificate di cui sono titolari e che l’accesso di cui alla legge 241. Esso consente un accesso “a fondo” a differenza di quello civico che permette un accesso esteso ma meno profondo. Entrando nel merito del caso, l’Autorità nota come l’ente locale, rispondendo alla richiesta, non ha distinto tra disciplina dell’accesso civico (Dlgs n. 33/2013) e disciplina dell’accesso ai documenti amministrativi (legge nl. 241/1900). Infatti, l’istanza concerneva documenti amministrativi e il Comune ha istruito la richiesta di accesso agli atti come istanza ai sensi della legge 241, ma poi ha risposto richiamando i limiti in materia sia di accesso ai documenti amministrativi di cui alla stessa legge sia di accesso civico ai sensi dell’articolo 5 del Dlgs 33. Il Garante segnala poi che il Dlgs n. 196/2013 prevede una comunicazione di dati personali a terzo tramite l’accesso generalizzato e un trattamento di dati da effettuare nel rispetto dei diritti e della dignità dell’interessato (riservatezza, identità personale, reputazione, immagine, nome, oblio). Pertanto, le comunicazioni di dati personali in un procedimento di accesso generalizzato non devono determinare interferenza ingiustificata e sproporzionata nei diritti e libertà delle persone cui si riferiscono tali dati, come ricordano le Linee guida Anac (par. 8 intitolato “I limiti derivanti dalla protezione dei dati personali”). In particolare, sono da considerare le conseguenze (anche legate alla sfera morale, relazionale e sociale) che potrebbero derivare, all’interessato o ad altre persone a lui legate, dalla conoscibilità, da parte di chiunque, del dato o del documento richiesto. Ciò può consistere, ad esempio, in future azioni di terzi nei confronti dell’interessato, o situazioni che potrebbero determinare estromissione o discriminazione dello stesso individuo o svantaggi personali e/o sociali. Di conseguenza, quando l’oggetto della richiesta di accesso riguarda documenti con dati personali non necessari al raggiungimento del predetto scopo o informazioni personali di dettaglio comunque sproporzionate, eccedenti e non pertinenti, l’ente destinatario della richiesta, nel dare riscontro alla richiesta di accesso generalizzato, dovrebbe in linea generale scegliere le modalità meno pregiudizievoli per i diritti dell’interessato.

Il pregiudizio alla protezione dei dati personali
Nel quadro normativo vigente, secondo il Garante, la conoscenza dei dati personali contenuti nella copia della comunicazione di avvio del procedimento attivato a seguito della denuncia dell’istante per opere edilizie realizzate in difformità alla normativa vigente da parte di altro soggetto e il regime di pubblicità degli atti oggetto dell’accesso civico potrebbero integrare, a seconda delle ipotesi e del contesto in cui le informazioni fornite possono essere utilizzate da terzi, il pregiudizio concreto alla tutela della protezione dei dati personali previsto dall’articolo 5-bis, comma 2, lett. a), del Dlgs n. 33/2013. Secondo il Garante resta la possibilità per l’istante di accedere al predetto documento, dimostrando (articoli 22 e seguenti della legge n. 241) un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso.

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