Da Quotidiano Enti locali del 5 ottobre 2017

L’affidamento in house deve essere preceduto da un’accurata analisi della sussistenza dei requisiti comunitari e dall’iscrizione all’elenco delle amministrazioni che intendono affidare direttamente servizi pubblici e strumentali. La revisione delle linee-guida n. 7, concretizzata dall’Anac con la determinazione n. 951 del 20 settembre, attualizza il quadro di riferimento procedurale per il percorso previsto dall’articolo 192 del codice dei contratti pubblici, fornendo alle amministrazioni una serie di elementi utili per configurare correttamente il rapporto con i soggetti affidatari.
L’applicazione delle linee-guida decorre dal 30 ottobre e sino a quella data le amministrazioni potranno continuare ad effettuare affidamenti in house, sotto la propria responsabilità e nel rispetto degli articoli 5 e 192 del Codice dei contratti pubblici.
Dal 30 ottobre, la presentazione della domanda per l’iscrizione all’elenco sarà invece presupposto legittimante per l’affidamento in house.
L’autorità ha ampi poteri di intervento qualora rilevi l’assenza dei requisiti per l’iscrizione nell’elenco o il venir meno degli stessi, potendo in tal caso applicare la nuova procedura prevista dall’articolo 211 del codice, nella quale, in caso di mancata conformazione da parte dell’amministrazione, può determinarsi la presentazione di ricorso al Tar.
La trasmissione delle informazioni deve essere completa e veritiera: in caso contrario l’Anac potrà applicare le sanzioni pecuniarie previste dall’articolo 213, comma 13 del Dlgs 50/2016.
Gli enti che intendono procedere ad affidamenti diretti di servizi a propri organismi partecipati (società, ma anche fondazioni) devono quindi focalizzare l’attenzione sull’effettiva sussistenza dei requisiti comunitari.

Controllo analogo
Le linee-guida individuano tre modulazioni del controllo analogo, che devono essere poste in atto cumulativamente, partendo dalla definizione degli obiettivi e dall’approvazione delle deliberazioni sulle decisioni strategiche dell’affidatario (ex ante), passando per la verifica degli obiettivi e la richiesta di report periodici (contestuale), per giungere sino all’analisi dei rendiconti (ex post).
L’autorità configura peraltro un’ampia serie di elementi che possono essere inseriti negli statuti o definiti con patti parasociali, come ad esempio l’attribuzione all’amministrazione affidante del potere di nomina e revoca quanto meno della maggioranza dei componenti degli organi di gestione, di amministrazione e di controllo.
Il quadro delle possibili soluzioni proposte evidenzia la necessità di misure che rendano concreto ed effettivo il controllo, obbligando gli enti a definire strumenti gestibili, nonché a predisporre una funzione organizzativa dedicata.
Nel quadro della procedura l’Anac sottoporrà ad accertamento anche l’assetto interamente pubblico del capitale sociale e l’eventuale compatibilità della partecipazione di soci privati con i parametri stabiliti dal codice dei contratti (impossibilità per tali operatori di esercitare poteri di controllo o di veto nell’organismo affidatario).

L’attività prevalente
In merito all’attività prevalente, le linee-guida evidenziano come lo statuto dell’organismo partecipato debba prevedere che oltre l’80% del proprio fatturato sia effettuato nello svolgimento dei compiti ad esso affidati dall’ente pubblico o dagli enti pubblici soci, e che la produzione ulteriore sia consentita solo a condizione che permetta di conseguire economie di scala o altri recuperi di efficienza sul complesso dell’attività principale. L’adeguamento degli statuti diviene pertanto passaggio non più eludibile o rinviabile, in quanto consente la specificazione dei principali elementi traduttivi dei requisiti comunitari per l’in house.

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