Dal Sole 24 ore del 04.10.2017

Adempimenti. La Cassazione conferma la possibilità di detrazione con documentazione equipollente. Prelievo a titolo d’acconto recuperabile senza certificato del sostituto.

Per lo scomputo della ritenuta d’acconto, l’omessa esibizione del certificato del sostituto d’imposta attestante la ritenuta operata, non preclude al contribuente sostituito di provare la ritenuta stessa con mezzi equipollenti.
A sancirlo è la recente pronuncia della Corte di Cassazione n. 14138/2017, secondo cui viene ribadito che l’attestato del sostituto per lo scomputo della ritenuta d’acconto è prova tipica, ma non esclusiva, la cui assenza non può in alcun modo esporre il sostituito a preclusioni difensive, né tanto meno a duplicazioni di prelievo.
Lo scomputo
Il problema si ripropone puntualmente ad ogni scadenza dichiarativa, dove sempre più spesso si assiste, specie per i soggetti che dispongono di più fatture con diversi committenti, ad un autentico tour de force alla ricerca presso i vari sostituti delle pezze giustificative che consentono la detrazione delle singole ritenute dall’imposta complessiva dovuta dal contribuente.
Secondo la citata sentenza della suprema Corte, la norma sul controllo formale delle dichiarazioni usualmente utilizzata dall’agenzia delle Entrate come fonte del recupero delle ritenute non certificate «deve essere integrata secondo i princìpi generali della prova».
In altri termini, per la Corte di cassazione, quando l’articolo 36-ter Dpr 600/1973 stabilisce che gli uffici possono escludere lo scomputo delle ritenute d’acconto non risultanti da certificazioni dei sostituti d’imposta, questa norma «deve essere interpretata nel senso che gli uffici finanziari (e a fortiori i giudici tributari) “possono” apprezzare anche prove diverse dal certificato, ad esso equipollenti».
Del resto, va ricordato che la norma attualmente in vigore dedicata all’utilizzo delle ritenute in dichiarazione da parte del sostituito ne stabilisce la legittimità alla sola condizione che esse stesse siano state «operate» (articolo 22 del Dpr 917/1986) dal sostituto.
Ora, dopo la pronuncia della Cassazione lo scenario risulta così sicuramente maggiormente definito, tanto da poter affermare con assoluta certezza, che qualora il professionista o l’imprenditore, pur in assenza della relativa certificazione siano in grado di provare ugualmente la reale entità della somma ricevuta, provando di essere stati incisi dalla ritenuta, avendo ricevuto dal fornitore l’importo della fattura o notula al netto del prelievo erariale, ci sono tutte le ragioni per poter procedere con lo scomputo in dichiarazione dei redditi.
Senza certificazione
Del resto già l’amministrazione finanziaria con la risoluzione n. 68/E/2009 aveva riconosciuto che, in difetto dell’apposita certificazione la rilevanza (ai fini probatori) della documentazione alternativa esibita dal professionista (ma la stessa disciplina è applicabile anche in caso di reddito d’impresa) deve essere valorizzata «tramite l’esibizione congiunta della fattura e della relativa documentazione, proveniente da banche o altri intermediari finanziari, idonea a comprovare l’importo del compenso netto effettivamente percepito, al netto della ritenuta, così come risulta dalla predetta fattura».
Inoltre per l’Agenzia, rimane altresì necessaria anche l’esibizione di una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, (di cui all’articolo 47 del Dpr 28 novembre 2000, n. 445), nella quale il contribuente dichiari, sotto la propria responsabilità, che la documentazione esibita (alternativa alla certificazione del sostituto) attestante il pagamento si riferisce proprio a quella fattura regolarmente contabilizzata e che a fronte della stessa non vi sono stati altri pagamenti da parte del cliente.
Documenti alternativi
In definitiva, in sede di predisposizione degli ultimi controlli prima dell’invio telematico del modello redditi 2017, appare così opportuno ricordare che, una volta sdoganato il principio per cui la ritenuta si recupera anche in assenza della relativa certificazione, sarà opportuno riordinare la documentazione alternativa, nell’ordine sopra esposto secondo le prescrizioni di cui alla risoluzione 68/E/2009, per non farsi trovare impreparati in sede di controllo.
Il tutto, a maggior ragione nei casi (si veda l’altro pezzo in pagina) di disallineamento temporale tra la certificazione del sostituto di imposta (CU) e la dichiarazione dei redditi del soggetto sostituito.

Dal Sole 24 ore del 31 agosto 2017

Omessi versamenti di ritenute evitabili fino al 31 ottobre – Omessa denuncia dal 29 gennaio.

Omessi versamenti di ritenute evitabili fino al 31 ottobre – Omessa denuncia dal 29 gennaio
Per i reati legati alle dichiarazioni relative al periodo di imposta 2016 scattano i nuovi termini di prescrizione. In presenza di reati, infatti, con le dichiarazioni che verranno presentate nei prossimi mesi, si applicheranno i nuovi e più lunghi termini. Lo slittamento al 31 ottobre 2017 dei termini di presentazione dei modelli ha, poi, rilevanza anche ai fini penali non solo per i reati tributari dichiarativi che si consumano con la presentazione della dichiarazione stessa, ma anche per altri delitti che comunque individuano nella scadenza dell’invio la data ultima per il versamento delle imposte dell’anno precedente.
Ma andiamo con ordine. Con Dpcm 26 luglio 2017 è stato disposto il differimento al 31 ottobre 2017 dei termini di presentazione delle dichiarazioni dei redditi, Irap e dei sostituti di imposta (770).
I reati di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di false fatture, mediante altri artifici, e infedele si consumano con la presentazione della dichiarazione.
Va da sé che i contribuenti che si avvarranno dei nuovi termini commetteranno eventualmente la fattispecie illecita in tale nuova data con tutte le conseguenze ai fini della decorrenza della prescrizione dell’illecito.
Omessa presentazione
I reati di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e del sostituto di imposta previsti dall’articolo 5 del Dlgs 74/2000 si commettono invece trascorsi novanta giorni dalla scadenza della presentazione. Ne consegue che per le dichiarazioni relative al periodo di imposta 2016, entrambe le fattispecie illecite si consumeranno il 29 gennaio 2018 (90 giorni dal 31 ottobre 2017). I contribuenti che entro tale data dovessero eseguire l’adempimento precedentemente omesso non commetteranno alcun illecito penale.
Omesso versamento ritenute
È punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versi entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute dovute sulla base della stessa dichiarazione o risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a 150mila euro per ciascun periodo d’imposta.
Per effetto del differimento i contribuenti che non hanno versato le ritenute per l’anno 2016 superiore alla soglia di punibilità potranno farlo fino al 31 ottobre e non commetteranno il reato. Si ricorda al riguardo che è sufficiente, per non rispondere dell’illecito penale, il versamento entro tale data di un importo tale da far scendere l’omissione al di sotto di 150mila euro. In altre parole, se un contribuente, ad esempio, non ha versato ritenute effettuate nell’anno 2016 per 200mila euro, per non incorrere nel reato dovrà versare entro il 31 ottobre prossimo almeno la somma di 50.001 euro.
Scaduto tale termine, per non commettere il delitto occorrerà eseguire il versamento per intero, anche rateizzato, ma prima dell’apertura del dibattimento, ovvero nei successivi 3 mesi, prorogabili di ulteriori 3 mesi previo assenso del giudice.
Prescrizione
Con legge 103/2017 sono state apportate modifiche al Codice di procedura penale e, tra queste, alle regole di prescrizione dei reati, con l’introduzione di nuove ipotesi di sospensione.
In sintesi il corso della prescrizione in futuro sarà sospeso anche dal termine per il deposito della motivazione della sentenza di condanna in primo grado e/o in secondo grado, anche se emessa in sede di rinvio, fino alla pronuncia del dispositivo che definisce la sentenza del grado successivo, e comunque per un tempo non superiore a un anno e sei mesi.
Da ciò ne consegue che in ipotesi di condanna nei vari gradi di giudizio per un delitto tributario, i termini prescrizionali passeranno dagli attuali 10 anni a 13 anni ovvero da 7 anni e sei mesi, per i reati di omesso versamento e sottrazione fraudolenta a 10 anni e sei mesi. Va da sé che, in ipotesi di sentenza assolutoria l’incremento del termine non si verifica.
Queste nuove regole trovano applicazione ai reati commessi dopo l’entrata in vigore della legge (23 luglio 2017) e quindi agli eventuali illeciti penali commessi con le prossime dichiarazioni.


Da lunedì scorso è possibile presentare le dichiarazioni integrative a favore dei redditi, Irap, Iva e 770, relative ai periodi d’imposta precedenti al 2015 e fino al 2011 compreso. È questa la conseguenza dell’entrata in vigore del decreto fiscale (Dl 193/2016), che nell’introdurre la dichiarazione integrativa a favore non pone limiti temporali al suo utilizzo.
Basandosi sul divieto generale della doppia imposizione sulla stessa operazione, quindi, sarà interessante capire se le integrative a favore potranno essere inviate da imprese o professionisti che hanno fatturato a clienti che sono stati accertati relativamente alla congruità del valore dei beni venduti o del servizio prestato ovvero perché gli è stata contestata la detrazione dell’Iva di una fattura ricevuta che secondo l’Agenzia non è soggetta a Iva.In pratica se al fornitore è stato contestato uno sconto ficale, allora il relativo “ricavo” dovrebbe poter essere detassato dal venditore.

Integrativa redditi, Irap e 770
Dal 24 ottobre 2016, le dichiarazioni dei redditi (Unico o 730), i modelli Irap e il 770, possono essere integrati per correggere errori od omissioni entro la fine del «quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione» (cioè entro il termine stabilito per l’accertamento), non solo se a sfavore del contribuente come accadeva prima, ma anche se a favore, cioè se si correggono errori che nel modello originario hanno «determinato l’indicazione di un maggior» reddito o, comunque, di un maggiore «debito d’imposta» ovvero «di un minore credito».
Il 31 dicembre del «quinto anno successivo» alla scadenza dell’invio vale solo per i periodi d’imposta dal 2015 in poi, in quanto per quelli precedenti il periodo dell’accertamento scade il 31 dicembre del «quarto anno successivo» alla scadenza dell’invio (si veda la tabella pubblicata sul Sole 24 Ore del 17 dicembre 2015).
Integrativa Iva
Sempre dal 24 ottobre 2016, è stata introdotta una norma che prevede le dichiarazioni Iva integrative prima possibili solo grazie alla prassi delle Entrate, in quanto erano previste solo dalle istruzioni del modello annuale Iva. Come per le dichiarazioni dei redditi, Irap e 770, anche per i modelli Iva il termine per l’invio delle integrative a favore è stato unificato con quello delle dichiarazioni Iva a sfavore. Ma oltre il termine annuale andrà fatta co,unque istanza di rimborso.
Le correzioni
L’integrativa a favore, senza applicazione delle sanzioni è possibile sia per correggere errori, omissioni o violazioni meramente formali, cioè che non pregiudicano i controlli e non incidono sul calcolo della base imponibile, dell’imposta e sul versamento del tributo, sia per correggere errori, omissioni o violazioni sostanziali.
È a favore anche il modello presentato entro il 28 gennaio del secondo anno successivo all’anno di riferimento, per revocare l’originaria richiesta di rimborso di un’imposta a credito, scegliendo la compensazione, sempreché il rimborso stesso non sia stato già erogato anche in parte.

Credito delle integrative Unico, Irap o 770

L’eventuale nuovo credito generato dall’integrativa a favore di Unico, Irap o 770, potrà essere utilizzato in compensazione orizzontale in F24 per pagare altri debiti tributari o contributivi, ma se l’integrativa verrà inviata dopo il termine «per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo di imposta successivo» (ad esempio, se a dicembre 2016 si presenta l’integrativa a favore del modello Irap 2015, relativo al 2014), il nuovo credito potrà essere utilizzato in F24 solo per compensare «debiti maturati a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione integrativa» (quindi, nel nostro esempio, debiti che matureranno nel 2017).

Credito delle integrative Iva

Per la dichiarazione annuale Iva, l’utilizzo dell’eventuale nuovo credito, generato dall’integrativa Iva a favore, è completamente libero solo se quest’ultima viene presentata “entro” il termine previsto per l’invio della dichiarazione Iva «relativa al periodo di imposta successivo». Viceversa, se la presentazione avviene “dopo”, l’unica strada per recuperarlo è la presentazione di un’apposita istanza di rimborso all’agenzia delle Entrate.