Da Il Sole 24 ore del 08 gennaio 2019

«Saldo e stralcio» al via. Pubblicato il modello dell’Agenzia delle entrate-Riscossione.

Ai nastri di partenza la pace fiscale per chi è in difficoltà economica. Con la pubblicazione del modello di adesione al «saldo e stralcio» delle cartelle datate 2000-2017, l’agente pubblico della riscossione avvia la macchina della decima sanatoria introdotta dal Governo Conte con la legge di Bilancio. Le altre nove sono quelle previste dal decreto fiscale e a cui domani sarà dedicato uno speciale de Il Sole 24 Ore.
Per il saldo e stralcio la chiave d’accesso è l’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee). Dopo un lungo tira e molla all’interno del Governo, la soglia dell’Isee è stata fissata a 20mila euro. Un tetto che, in termini di reddito netto del nucleo familiare, arriva a sfiorare anche i 40mila euro. A pesare sono le differenti variabili, ad esempio quelle dei beni mobiliari e immobiliari. Così come sarà determinante ai fini del rispetto della soglia la presenza o meno di mutui o finanziamenti. Questi ultimi, ad esempio, in quasi tutti i casi fanno oltrepassare il limite dei 20mila euro tagliando fuori una potenziale e nutrita platea di soggetti interessati. È pur vero che, come spiega la nota di agenzia Entrate-Riscossione diramata ieri con il nuovo modello (si vedano gli esempi in basso) in caso di invio dell’istanza con Isee scaduto o fuori dai limiti di legge rappresenta a tutti gli effetti l’istanza di adesione alla rottamazione-ter.
Per aderire alla sanatoria c’è tempo. Il modello approvato ieri e denominato «SA–ST» con gli acronimi di «saldo e stralcio», dovrà essere presentato entro il 30 aprile 2019. Oltre alle persone fisiche con Isee fino a 20mila euro, la domanda potrà essere presentata anche da chi ha già aperta una procedura di liquidazione alla data di presentazione della dichiarazione di adesione. Rientrano nella definizione agevolata anche i contribuenti che, nel rispetto dei requisiti in termini di Isee e per le sole tipologie di debiti previste dalla legge, hanno aderito alle precedenti edizioni della rottamazione delle cartelle e non hanno perfezionato i pagamenti dovuti, compresi quelli entro il 7 dicembre.
Nel modello di adesione il contribuente dovrà attestare la grave e comprovata situazione di difficoltà economica, riportando – come si legge nell’esempio in pagina – i riferimenti della dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) presentata ai fini Isee e segnalando il valore Isee del proprio nucleo familiare o allegando, se necessario, la copia conforme del decreto di liquidazione. Sempre nel modello sarà il contribuente a dover specificare se vorrà saldare il conto in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2019 o in 5 rate di importo variabile (35% del totale dovuto entro il 30 novembre 2019, il 20% entro il 31 marzo 2020, il 15% entro il 31 luglio 2020, il 15% entro il 31 marzo 2021 e il restante 15% entro il 31 luglio 2021) con un interesse annuo del 2% a decorrere dal 1° dicembre 2019.
Sarà poi l’agente della riscossione a comunicare entro il 31 ottobre 2019 le somme dovute. Se invece non sono rispettati i requisiti o l’adesione è stata richiesta per cartelle diverse da omessi versamenti fiscali o contributivi, sarà sempre l’Agenzia a comunicare la ripartizione degli importi secondo le regole della rottamazione-ter.
Da Il Sole 24 ore del 31 dicembre 2018

Somme dovute da versare in unica soluzione o in un massimo di 5 rate.

Per poter estinguere a saldo e stralcio i carichi affidati all’agente della Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017, l’interessato deve presentare – entro il 30 aprile 2019 – la dichiarazione che sarà disponibile nel sito internet dell’agenzia delle Entrate-Riscossione entro venti giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto fiscale (Dl 119/2018). In altri termini, entro l’8 gennaio saranno disponibili i modelli per aderire alla sanatoria.
Nella dichiarazione il contribuente dovrà attestare i propri requisiti (Isee o stato di sovraindebitamento) per poter accedere alla definizione e dovrà altresì specificare quali debiti intende definire.
Il versamento delle somme dovute potrà essere effettuato in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2019, o in un massimo di cinque rate, secondo le seguenti modalità:
– il 35% con scadenza il 30 novembre 2019,
– il 20% con scadenza il 31 marzo 2020,
– il 15% con scadenza il 31 luglio 2020,
– il 15% con scadenza il 31 marzo 2021.
– il restante 15% con scadenza il 31 luglio 2021.
Il contribuente, nella dichiarazione, dovrà indicare il numero massimo di rate cui intenderà pagare.
In caso di dilazione si applicano, a decorrere dal 1° dicembre 2019, gli interessi al tasso del 2% annuo.
Così come per la rottamazione-ter, nei casi di tardivo versamento delle rate non superiore a cinque giorni, non ci sarà la decadenza dai benefici e comunque non sono dovuti interessi.
Come detto, l’estinzione agevolata per saldo e stralcio è possibile anche per i debiti che sono stati già oggetto delle precedenti rottamazioni per le quali il debitore non ha perfezionato la relativa definizione con l’integrale pagamento delle somme dovute. I versamenti effettuati saranno scomputati dal totale dovuto ai fini dell’estinzione agevolata (ma se sono superiori al dovuto non è possibile la restituzione).
La norma, poi, rinviando alle indicazione della rottamazione-ter (articolo 3, Dl 119/2018) precisa che ai fini della determinazione dell’ammontare delle somme dovute si tiene conto esclusivamente degli importi già versati a titolo di capitale e interessi compresi nei carichi affidati, nonché di aggio e di rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notifica della cartella di pagamento. Se il debitore, per effetto di precedenti pagamenti parziali, avesse già integralmente corrisposto quanto dovuto per beneficiare degli effetti della definizione deve comunque presentare la dichiarazione prevista.
Entro il 31 ottobre 2019, l’agente della Riscossione comunicherà ai debitori che hanno presentato la dichiarazione l’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini dell’estinzione e, in caso di pagamento rateale, l’importo dovuto e la relativa scadenza di ciascuna rata.
Sempre entro il 31 ottobre, se fossero insussistenti i requisiti necessari ovvero si trattasse di debiti non definibili, l’Agenzia notificherà l’eventuale rigetto della domanda di estinzione.
In tal caso, l’agente della Riscossione è tenuto ad avvertire il contribuente dell’eventuale possibilità di definire attraverso la rottamazione ter i medesimi debiti, indicando a tal fine l’ammontare complessivo delle somme dovute, già ripartito in 17 rate, e la scadenza di ciascuna di esse.
La prima di tali rate, di ammontare pari al 30% del dovuto, dovrà essere corrisposta entro il 30 novembre 2019; il restante 70% sarà ripartito in rate di pari importo, in scadenza il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2020.
Anche in questo caso, a partire dal 1° dicembre 2019, si applicheranno gli interessi al tasso del 2% annuo.
Il pagamento delle somme dovute per la definizione potrà essere effettuato:
– mediante domiciliazione sul conto corrente;
– mediante bollettini precompilati, inviati dall’agente della Riscossione;
– presso gli sportelli dell’agente della Riscossione.
Dal Il Sole 24 ore del 31 dicembre 2018

Le condizioni. Ammessi soggetti con Isee familiare fino a 20mila euro o in stato di sovraindebitamento Rientrano i carichi affidati all’Agente tra il 2000 e il 2017 per imposte dichiarate e contributi alle casse.

Arriva la definizione a “saldo e stralcio” dei debiti iscritti a ruolo per i soggetti in difficoltà economica. A prevederla è la legge di Bilancio 2019 che introduce così una ulteriore sanatoria rispetto a quelle già incluse nella “pace fiscale” del decreto fiscale (Dl 119/2018, convertito dalla legge 136/2018).
Il perimetro: esclusi i «bonari»
I debiti definibili sono quelli risultanti dai singoli carichi affidati all’agente della Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017, derivanti dall’omesso versamento di imposte indicate nelle dichiarazioni annuali. Si tratta pertanto di imposte già dichiarate dal contribuente ma non versate che vengono normalmente riscosse in esito ai controlli automatizzati (articolo 36-bis Dpr 600/73 per le imposte dirette e articolo 54-bis Dpr 633/72 per l’Iva).
Il debito deve già essere iscritto a ruolo e perciò, pur non essendo necessaria la notifica della relativa cartella, non è sufficiente il solo avviso bonario recapitato al contribuente.
Possono poi essere estinti i debiti affidati all’agente della Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017, derivanti dall’omesso versamento dei contributi dovuti dagli iscritti alle casse previdenziali professionali o alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi dell’Inps.
In proposito occorrerà comprendere se siano inclusi tutti i contributi dei lavoratori autonomi e quindi sia di professionisti iscritti alla gestione separata Inps, sia di artigiani e commercianti. Dovrebbero, invece, essere esclusi i contributi dovuti per il lavoro dipendente e quelli derivanti da eventuali accertamenti subiti.
La situazione di difficoltà
L’estinzione dei debiti interessa solo per i soggetti che versano in una grave e comprovata situazione di difficolta? economica.
La norma ritiene grave e comprovata la situazione di difficolta? economica allorché l’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) del nucleo familiare non sia superiore a 20mila euro.
L’unica eccezione a tale regola riguarda i soggetti in stato di sovraindebitamento che hanno presentato la domanda per la liquidazione di tutti i propri beni (articolo 14-ter della legge 3/2012), i quali, indipendentemente dall’Isee, possono estinguere i debiti iscritti a ruolo.
La somma da versare
L’importo da versare per l’estinzione dei debiti dipende dalla situazione economica del contribuente.
La norma prevede, innanzitutto, l’integrale annullamento di sanzioni ed interessi di mora, inoltre a seconda dell’Isee, è dovuta una percentuale delle somme affidate alla Riscossione a titolo di capitale e interessi, in misura pari:
– al 16% qualora l’Isee del nucleo familiare risulti non superiore a 8.500 euro;
– al 20%, qualora l’Isee del nucleo familiare risulti superiore a 8.500 euro e non superiore a 12.500 euro;
– al 35%, qualora l’Isee del nucleo familiare risulti superiore a 12.500 euro.
Sono inoltre dovuti gli aggi e il rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notifica della cartella di pagamento.
I soggetti, invece, in stato di sovraindebitamento possono estinguere i carichi a ruolo versando il 10% delle somme iscritte alla riscossione a titolo di capitale e interessi, oltre ad aggi, spese per procedure esecutive e di notifica.
Tali percentuali valgono anche per contributi (delle casse previdenziali professionali e delle gestioni Inps dei lavoratori autonomi) e il versamento sarà poi utilizzato ai fini assicurativi secondo le norme che regolano la gestione previdenziale interessata.
Le vecchie rottamazioni
Da evidenziare, ancora, la possibilità di estinzione agevolata dei debiti già oggetto delle precedenti rottamazioni per le quali il debitore non ha perfezionato la relativa definizione con l’integrale e tempestivo pagamento delle somme dovute. Occorre che sussistano i requisiti richiesti per l’estinzione agevolata (Isee, stato di sovraindebitamento e altri) e le somme già versate saranno scomputate.
Nell’ipotesi in cui per i debiti oggetto di definizione sia pendente un giudizio, il contribuente deve impegnarsi a rinunciare alla lite contestualmente alla presentazione della dichiarazione per aderire alla sanatoria. Deve poi depositare copia della relativa documentazione della definizione nel fascicolo e nelle more del pagamento delle somme dovute, il processo è sospeso dal giudice. L’estinzione del giudizio è subordinata all’effettivo perfezionamento della definizione.
Da Il Sole 24 ore del 18 ottobre 2018

Quanto pagato prima dell’arrivo del decreto resterà «acquisito».

Con un colpo di spugna lungo undici anni, dal 2000 al 2010, saranno automaticamente annullati i debiti a ruolo di importo residuo fino a mille euro, che risultano dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2010.
L’importo di mille euro, per singolo carico, va calcolato alla data di entrata in vigore del decreto fiscale, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni. Sulla cancellazione dei vecchi ruoli, stando all’ultima bozza, è stabilito che l’annullamento sarà effettuato entro il 31 dicembre 2018, per consentire il regolare svolgimento dei necessari adempimenti tecnici e contabili. Ai fini del conseguente discarico, senza oneri amministrativi a carico dell’ente creditore, e dell’eliminazione dalle relative scritture patrimoniali, l’agente della riscossione trasmette agli enti interessati l’elenco delle quote annullate su supporto magnetico o in via telematica.
Con riferimento ai debiti annullati:
le somme versate anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto restano definitivamente acquisite;
le somme versate dalla data di entrata in vigore del decreto sono imputate alle rate da corrispondere per altri debiti eventualmente inclusi nella definizione agevolata anteriormente al versamento o, in mancanza, a debiti scaduti o in scadenza e, in assenza di questi, sono rimborsate.
A questo fine, l’agente della riscossione presenta all’ente creditore richiesta di restituzione delle somme eventualmente riscosse dalla data di entrata in vigore del decreto legge e fino al 31 dicembre 2018, riversate a norma dell’articolo 22 del decreto legislativo n. 112 del 1999. In caso di mancata erogazione nel termine di novanta giorni dalla richiesta, l’agente della riscossione è autorizzato a compensare il relativo importo con le somme da riversare.
Per il rimborso delle spese per le procedure esecutive poste in essere in relazione ai debiti annullati, concernenti i carichi erariali e, limitatamente alle spese maturate negli anni 2000 -2013, quelli dei comuni, l’agente della riscossione presenta, entro il 31 dicembre 2019, sulla base dei crediti risultanti dal proprio bilancio al 31 dicembre 2018, e fatte salve le anticipazioni eventualmente ottenute, apposita richiesta al ministero dell’Economia e delle finanze.
Il rimborso sarà effettuato, a decorrere dal 30 giugno 2020, in venti rate annuali, con onere a carico del bilancio dello Stato. Per i restanti carichi, la richiesta del rimborso dovrà essere presentata al singolo ente creditore, che provvede direttamente al rimborso, fatte salve, anche in questo caso, le anticipazioni eventualmente ottenute, con oneri a proprio carico e con le modalità e negli stessi termini sopra specificati.
Sono esclusi dalla cancellazione dei debiti fino a mille euro i carichi affidati agli agenti della riscossione recanti:
– risorse proprie tradizionali;
– Iva riscossa all’importazione;
– somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato;
– crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;
– multe, ammende e sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna.
Questi carichi, pertanto, resteranno in affidamento agli agenti della riscossione, che potranno continuare le loro operazioni di riscossione.

Da Il Sole 24 ore del 16 ottobre 2018
Domanda entro il 30 aprile Pagamento, senza interessi di mora e sanzioni, in 5 anni. I requisiti di ammissione per chi è decaduto dalla seconda edizione.
Riammissione incondizionata per i contribuenti decaduti dalla prima sanatoria, mentre chi è entrato nella rottamazione-bis deve allinearsi ai pagamenti mancanti entro il 7 dicembre. La rottamazione-ter ha un intreccio complicato con le due precedenti versioni della definizione dei ruoli. Occorre dunque che sul punto lo schema di Dl fiscale collegato alla manovra non lasci margini di ambiguità, anche in considerazione dell’imminente scadenza della rottamazione-bis.
La nuova rottamazione
Le regole sono in larga parte mutuate dalla disciplina precedente. Sono ammessi alla definizione tutti gli affidamenti eseguiti all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 sino alla fine del 2017. Lo sconto è rappresentato dall’azzeramento delle sanzioni e degli interessi di mora e l’istanza va presentata entro il 30 aprile 2019. Con la trasmissione della domanda, inoltre, si bloccano tutte le procedure esecutive e cautelari (fermo amministrativo e ipoteca). È altresì confermato che la rottamazione si perfeziona solo con l’integrale e tempestivo pagamento di tutte le rate di legge. Non c’è spazio quindi al lieve inadempimento. Il pagamento può essere sempre eseguito attraverso la compensazione con i crediti certificati per appalti e forniture vantati verso la pubblica amministrazione. Una delle novità di maggior rilievo è rappresentata dalla tempistica dei versamenti delle somme dovute. Nello schema di decreto legge sono infatti previste due rate annuali, scadenti il 31 luglio e il 30 novembre di ogni anno, per un massimo di cinque annualità. Proprio questo sensibile allungamento dei termini ha richiesto un raccordo con le precedenti versioni della rottamazione, al fine di “ripescare” i contribuenti che non ce l’hanno fatta a rispettare le vecchie scadenze.
La prima rottamazione
I debitori che hanno presentato la domanda entro il 21 aprile 2017, in base all’articolo 6 del Dl 193/2016, e che per qualsiasi motivo non fossero riusciti a onorare l’impegno a pagare gli importi dovuti, non hanno potuto beneficiare della riapertura dei termini disposta con l’articolo 1 del Dl 148/2017 (seconda rottamazione). Quest’ultima norma, infatti, li escludeva espressamente, con la sola eccezione di chi non aveva versato le rate scadute a fine 2016 delle dilazioni in essere al 24 ottobre 2016. Nel nuovo decreto legge i decaduti della prima sanatoria sono invece ammessi senza condizioni di sorta, in considerazione della indubbia maggiore convenienza della disciplina. Non rilevano eventuali debiti scaduti di dilazioni pregresse.
La seconda rottamazione
Gli ammessi alla definizione, secondo l’articolo 1 del Dl 148/2017, rientravano in tre tipologie:
a) soggetti con carichi affidati dal 1°al 30 settembre 2017;
b) soggetti con carichi ante 2017 che, dopo aver presentato domanda per la prima rottamazione, se la sono vista rigettare per non aver pagato integralmente le rate scadute a fine 2016 riferite a dilazioni pregresse;
c) soggetti con carichi ante 2017 mai inclusi in precedenti istanze di definizione agevolata.
Nei casi a) e c) è possibile rientrare nei benefici della rottamazione-ter solo pagando entro il 7 dicembre tutte le rate scadute sino a ottobre 2018. Si tratta di una rimessione in termini la cui attuazione rappresenta una condizione di accesso alla terza rottamazione. Una volta rispettata la scadenza del 7 dicembre, le somme residue, pari al 20% del totale, potranno essere pagate entro cinque anni. Come si vede, se la norma non cambia, la convenienza a passare dalla rottamazione-bis a quella ter non è molto elevata, poiché riguarda una porzione minoritaria del carico complessivo.
I contribuenti che si trovavano nel caso b (ripescati dalla prima rottamazione) avrebbero dovuto pagare in un’unica soluzione le rate scadute a fine 2016 entro lo scorso mese di luglio. In questo caso è stabilito che se il debitore non ha ottemperato a tale obbligo può accedere alla rottamazione-ter senza condizioni di sorta e per il totale del carico residuo.
Dal Sole 24 ore del 9 ottobre 2018

La regolarizzazione per i ruoli dal 2000 con pagamento in 5 anni

Allungamento a cinque anni del termine per il pagamento dei debiti verso agenzia delle Entrate riscossione (Ader) e “ripescaggio” dei debitori che non sono riusciti a far fronte ai pagamenti della prima procedura di rottamazione. La terza versione della definizione delle cartelle che traspare dalla prime bozze non ufficiali, soggette come tali a profonde variazioni, contiene novità piuttosto interessati per i debitori. L’innovazione di maggior spessore riguarda per l’appunto l’allungamento dei termini per il pagamento delle somme dovute. In particolare, mentre nelle precedenti procedure le scadenze arrivavano, a seconda dei casi, a sei mesi circa (Dl 148/2017) e a un anno (Dl 193/2016, con l’80% da pagare però entro la fine del 2017), si sta ora valutando di estendere il piano dei versamenti a cinque anni, con due rate annuali in scadenza a luglio e a novembre. Sotto il profilo oggettivo, la sanatoria dovrebbe includere tutti i carichi affidati dal 2000 al 2017. Viene quindi “imbarcato” anche l’ultimo trimestre dell’anno scorso.
Gli abbattimenti restano quelli noti: sono infatti azzerati sanzioni e interessi di mora. Identiche anche le esclusioni che riguardano tra l’altro l’Iva all’importazione e le sanzioni diverse da quelle tributarie e contributive. Inoltre con la sola presentazione della domanda si sospendano tutte le procedure esecutive in corso, tranne quelle giunte al primo incanto con esito positivo.
La bozza si pone inoltre il problema di riequilibrare la posizione dei debitori che hanno fatto domanda di definizione agevolata quando la tempistica era molto più stringente. Si delinea quindi la possibilità di una riammissione incondizionata alla rottamazione dei contribuenti che sono decaduti dalla prima sanatoria (Dl 193/2016). Con riferimento invece ai soggetti interessati dalla seconda procedura (Dl 148/2017) si ipotizza l’obbligo di pagare tutte le somme dovute sino alla fine di ottobre, in un’unica soluzione, entro la fine di novembre. Tale rimessione in termini costituisce peraltro la condizione di accesso alla rateazione in 5 anni degli importi che residuano ulteriormente. Se il debitore non paga il dovuto entro il prossimo mese di novembre non può beneficiare di tale allungamento di scadenze. In caso di contenzioso in corso, la definizione in itinere appare più precisa. L’estinzione del giudizio consegue, infatti, solo al perfezionamento della definizione e non già alla mera presentazione della domanda. La decadenza dalla procedura mutua le regole pregresse. Si prevede infatti che il mancato o ritardato pagamento, anche di un solo giorno, determina la perdita di tutti i benefici di legge, con l’ulteriore penalizzazione che le somme residue non possono essere più rateizzate. Si formalizza altresì che tra le modalità di estinzione dei debiti vi è la compensazione con i crediti verso la Pa per appalti, somministrazioni e forniture.
Come in precedenza, il debitore conosce l’importo esatto da pagare solo a seguito della ricezione della comunicazione dell’Ader. Con la presentazione della domanda sono infine sospese tutte le dilazioni in essere, fino alla scadenza della prima rata della rottamazione.

Dal Sole 24 ore del 6 ottobre 2018

Il decreto sul fisco. Dalla riapertura della definizione agevolata dei ruoli atteso un gettito di oltre 3 miliardi – Possibile compensare le quote con i crediti Pa – Stop all’aumento della benzina.

La pace fiscale inizia a prendere forma e nella bozza del decreto fiscale collegato alla moanovra di bilancio compaiono i primi dettagli della rottamazione-ter e della definizione agevolata delle «controversie tributarie». Ancora tutta da scrivere e definire, invece, la «Flat tax-dichiarazione integrativa»,  definito come un ravvedimento rafforzato che consentirà a imprese e contribuenti di integrare i versamenti di imposte per le annualità ancora soggette ad accertamento (dal 2013 al 2017) con il pagamento di un’imposta sostitutiva Irpef, le addizionali comunali e regionali Ires e Irap del 15% o 20% (anche l’aliquota è ancora da definire in relazione alle esigenze di gettito). Pronta anche la definizione agevolata delle liti pendenti, così come la norma che introduce l’obbligo di trasmissione telematica dei corrispettivi e l’avvio dal 2020 della lotteria degli scontrini. Il provvedimento d’urgenza che sarà licenziato con tutta probabilità non appena il Governo incasserà il via libera di Camera e Senato alla Nota di aggiornamento al Def e dunque ai numeri della prossima manovra di bilancio, prevede anche la sterilizzazione degli aumenti delle accise sui carburanti in calendario per fino novembre. Non solo.
Tornado al cuore del decreto, ossia la rottamazione delle cartelle giunta alla sua terza edizione, stando allo schema di decreto potrà assicurare all’Erario maggiori entrate per oltre 3 miliardi di euro dal 2019 e oltre 821 milioni in questi ultimi mesi del 2018. Diversi i fattori chiave che potranno spingere i possessori di cartelle ad aderire a quella che è una vera e propria riapertura della rottamazione dei ruoli: la possibilità di saldare in 10 rate di pari importo con versamenti semestrali in scadenza il 31 luglio e il 30 novembre. In sostanza si potrà saldare il debito in 5 anni; si potranno utilizzare in compensazione, per tutti i versamenti necessari a perfezionare la definizione, i crediti non prescritti, certi liquidi ed esigibili, per somministrazioni, forniture, appalti e servizi, anche professionali, maturati verso la Pa. Se poi il contribuente eseguirà il pagamento rateale, sarà assoggettato a un tasso di interesse limitato allo 0,3%, anziché a quello del 4,5% applicato alle prime due edizioni della rottamazione. Inoltre chi verserà la prima o unica rata delle somme dovute potrà ottenere anche l’estinzione delle procedure esecutive avviate prima dell’adesione alla sanatoria.
Rottamazione anche per i debitori che hanno aderito alla seconda edizione della definizione agevolata e che effettuano entro il 30 novembre 2018 il pagamento delle rate dovute o già scadute nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018: questi potranno differire automaticamente il versamento delle somme ancora dovute pagando in dieci rate consecutive dal 2019, e con interessi calcolati al tasso dello 0,3% annuo a partire dal 1° agosto 2019. Nessun adempimento a carico dei contribuenti, cui l’agente della riscossione trasmetterà, entro il 30 giugno 2019,una comunicazione, nonché i bollettini precompilati per eseguire il versamento delle rate rideterminate.

Dal Sole 24 ore del 17 settembre 2018

Svanita (almeno per il momento) l’ipotesi di più tempo per il pagamento delle rate della rottamazione-bis dopo il mancato via libera all’emendamento al decreto Milleproroghe, scatta un vero e proprio tour de force, anche se con tempistiche differenziate per chi ha scelto di aderire alla prima o alla seconda definizione agevolata delle cartelle.

L’articolo 6 del Dl193/2016 ha introdotto la possibilità di definire in maniera agevolata, con stralcio integrale di sanzioni, interessi di mora e relativo aggio, i ruoli e le altre somme affidate agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2016, previa domanda da presentare entro il 21 aprile 2017 (“prima rottamazione”). Il Dl 148/2017 ha poi previsto la “rottamazione bis”, prevedendo quattro diverse possibilità:

per chi non aveva aderito alla prima rottamazione, la presentazione di un’istanza entro il 15 maggio 2018 per definire i carichi affidati dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2016;

per tutti, la presentazione di un’istanza, sempre entro il 15 maggio 2018, per definire i carichi affidati dal 1° gennaio al 30 settembre 2017;

soltanto per i decaduti dalla prima rottamazione per mancato o insufficiente pagamento delle prime due rate la possibilità di essere riammessi mediante il loro versamento, unitamente alla terza rata, entro il 30 novembre 2017;

il ripescaggio di chi, non avendo pagato le rate scadenti tra ottobre e dicembre 2016 per dilazioni in corso con Riscossione, si erano visti opporre un diniego alla prima rottamazione, mediante la presentazione di un’istanza di riammissione entro il 31 dicembre 2017 e il versamento delle predette rate entro il 31 maggio 2018.

Per i rottamatori della prima ora che hanno optato per la massima rateazione consentita, il 1° ottobre 2018 (perché il 30 settembre è domenica) scade il termine per il pagamento della quinta e ultima rata (pari al 15% delle somme dovute), come da apposita comunicazione notificata da Riscossione entro il 15 giugno 2017. Allo stesso modo, anche i decaduti dalla prima rottamazione che si sono messi in regola con i pagamenti delle prime tre rate e che hanno pagato la quarta rata entro il 30 aprile 2018, devono versare la quinta e ultima rata entro il 30 settembre 2018. Ai fini della validità del versamento previsto il 1° ottobre 2018, occorre che il debitore abbia versato puntualmente le precedenti rate nei termini stabiliti (anche a seguito di proroga).

Chi, mediante la rottamazione bis, ha chiesto di definire i carichi 2000-2016, riceverà entro il 1° ottobre 2018 una comunicazione da agenzia delle Entrate-Riscossione con le somme da pagare. Dopodiché, il 31 ottobre 2018 occorrerà versare la totalità delle somme oppure la prima rata (40% delle somme dovute). Sempre in caso di rateazione, occorrerà versare poi la seconda rata (40% delle somme dovute) entro il 30 novembre 2018 e la terza e ultima rata (20% delle somme dovute) entro il 28 febbraio 2019.

Quanti hanno scelto di definire i carichi affidati dal 1° gennaio al 30 settembre 2017 e hanno optato per il pagamento in cinque rate sono chiamati ad effettuare il pagamento della seconda rata entro il 1° ottobre 2018, della terza entro il 31 ottobre 2018, della quarta entro il 30 novembre 2018 e della quinta entro il 28 febbraio 2019.

I debitori che si erano visti opporre un diniego alla prima rottamazione per non aver pagato le rate in scadenza a dicembre 2016 per piani in corso, sono chiamati ad effettuare (sulla base della liquidazione comunicata da Riscossione entro il 31 luglio scorso) il versamento dell’unica o prima rata (40% delle somme dovute) entro il 1° ottobre 2018, della seconda rata entro il 31 ottobre 2018 (40% delle somme dovute) e della terza e ultima rata entro il 30 novembre 2018 (20% delle somme dovute).

Dal Sole 24 ore del 5 febbraio 2018

Chance da valutare per i contribuenti esclusi nel 2017 La convenienza è più alta per i debiti di vecchia data.

Conto alla rovescia per la rottamazione delle cartelle, seconda edizione. Mancano poco più di cento giorni alla scadenza del 15 maggio, entro la quale chi è interessato a saldare i propri debiti fiscali, contributivi o a rimediare a vecchie multe non pagate, deve presentare la domanda di definizione agevolata all’agenzia delle Entrate- Riscossione (l’ex Equitalia). Oggi, peraltro, è l’ultimo giorno utile per i Comuni e per gli altri enti territoriali che vogliono deliberare l’adesione alla rottamazione anche per i tributi locali (se riscuotono in proprio o con altri concessionari).
Gli incassi vecchi e quelli stimati
Dalla rottamazione-bis il Governo ha stimato di recuperare in due anni oltre due miliardi (1,655 nel 2018 e 413,9 milioni nel 2019). La prima rottamazione, avviata nel 2016, ha portato nelle casse dello Stato, nel 2017, 6,5 miliardi e ha coinvolto un milione e mezzo di contribuenti (si veda Il Sole 24 Ore del 2 febbraio). La fetta più grossa delle somme recuperate è stata riscossa per conto dell’agenzia delle Entrate, mentre le riscossioni per Inps e Inail sono state di 1,5 miliardi. Il resto è stato incassato per conto dei Comuni (500 milioni), di altri enti statali (ministeri, prefetture, altre agenzie, 100 milioni), e per altri enti (Regioni, casse di previdenza e camere di commercio, 300 milioni).
A chi si rivolge la nuova rottamazione
La rottamazione-bis guarda a due platee di contribuenti:
i debitori che sono stati esclusi dalla prima rottamazione perché al 24 ottobre 2016 avevano piani di rateazione in corso con l’ex Equitalia e non erano in regola con i pagamenti delle rate scadute al 31 dicembre 2016;
chi ha carichi pendenti affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio al 30 settembre 2017 e/o carichi relativi agli anni 2000-2016 ma non ha presentato domanda di adesione alla prima rottamazione.
A chi conviene
Gli esempi di calcolo riportati in pagina rivelano che per alcuni contribuenti la rottamazione può essere molto conveniente. È il caso di debiti di vecchia data. Il risparmio sfiora la metà delle somme dovute, ad esempio, nel caso di una società che ha un debito Ires, Irap e Iva risalente al 2010, e ha avuto un accertamento con la contestazione della infedele dichiarazione (fino al 2015, la sanzione applicata in questo caso era pari al 100% della maggiore imposta dovuta). Con la rottamazione non si pagano le sanzioni e si risparmia su aggio e interessi: l’azienda può arrivare così a risparmiare il 49% rispetto al debito originario (secondo esempio).
Un caso nel quale la rottamazione può risultare meno conveniente è quello del contribuente che sta già pagando a rate il suo debito e magari ne ha già saldato una buona parte (esempio 3). Il risparmio assoluto si assottiglia perché il contribuente ha già versato, oltre a una parte cospicua delle somme dovute, anche le sanzioni e gli interessi di mora, che non gli saranno restituiti. In questo caso, meglio valutare la convenienza della definizione agevolata in rapporto al debito residuo, cioè a quanto resta da pagare (e non in rapporto alla somma originaria riportata nella cartella).
La procedura
Anche nel caso della rottamazione-bis, la definizione agevolata dei ruoli non è automatica: il contribuente deve fare domanda di adesione (con il modello «Da 2000/17», rintracciabile sul sito www.agenziaentrate.gov.it) e rispettare con estrema attenzione le scadenze previste (si veda il grafico qui a fianco). Chi non versa tutti gli importi dovuti alle date stabilite, infatti, perde la chance della definizione agevolata.
Con la domanda il richiedente sceglie le modalità di pagamento delle somme dovute (da versare senza sanzioni, interessi di mora e relativo aggio): si può optare per il versamento in un’unica soluzione o a rate. Ci si impegna poi a rinunciare ai contenziosi in corso.
Se la domanda è accolta, entro il 30 giugno l’agenzia delle Entrate-Riscossione comunicherà al debitore l’importo delle somme o delle singole rate da versare, con le relative scadenze.

Dal Sole 24 ore del 6 dicembre 2017

Possibile precedere l’istanza di rottamazione con una richiesta di dilazione.

Con le nuove rottamazioni stabilizzate dalla conversione del Dl 148/2017 è possibile far precedere l’istanza da una richiesta di dilazione, in modo da conservare una via d’uscita futura, nel caso in cui non si fosse in condizioni di pagare il costo della sanatoria. Ai sensi dell’articolo 6, comma 8, lettera c), del Dl 193/2016, se il debitore non paga la prima rata della definizione, può riprendere la rateazione pregressa. Tale disposizione non risulta incompatibile con le nuove procedure e deve quindi ritenersi ad esse pienamente applicabile.
L’articolo 1 del Dl 148/2017 prevede una disciplina unitaria sulla possibilità di riprendere eventuali rateazioni precedenti, applicabile sia alla definizione dei carichi 2017, sia a quella riferita ai carichi ante 2017. Si stabilisce con chiarezza, infatti, che se è pendente un piano di rientro alla data di presentazione della domanda di definizione, le rate in scadenza successivamente a tale data sono sospese sino al termine della prima rata della rottamazione. Il riferimento temporale dunque è la situazione esistente al momento della trasmissione della nuova istanza. Sul punto, vale ricordare come la formulazione originaria dell’articolo 6 del Dl 193/2016, avesse dato origine a interpretazioni contrastanti in ordine alla individuazione dei piani di rientro rilevanti ai fini della definizione agevolata. Secondo le Faq di Equitalia, la normativa in esame si rivolgeva alle rateazioni esistenti alla data di presentazione della domanda. Nell’opinione dell’agenzia delle Entrate invece (circolare n. 2 del 2017), le disposizioni avrebbero dovuto riferirsi alle dilazioni esistenti al 24 ottobre 2016. Le due tesi avevano dei riflessi inevitabili anche ai fini della facoltà, innanzi ricordata, di riattivare i piani di rientro, non pagando la prima rata. Secondo la posizione delle Entrate, infatti, detta facoltà sarebbe stata esercitabile limitatamente alle dilazioni esistenti per l’appunto al 24 ottobre dell’anno scorso.
Nella seconda edizione delle rottamazioni, invece, questo problema è risolto direttamente dalla legge. Questo significa, quindi, che il debitore può avere interesse a far precedere la domanda di definizione da una istanza di rateazione. Una volta ottenuto il piano di rientro, con la trasmissione del modulo all’Ader si ottiene innanzitutto la sospensione ope legis nel pagamento di tutte le rate in scadenza, a seconda dei casi, fino a luglio 2018 (rottamazione 2017) oppure a ottobre 2018 (rottamazione 2016). In questo modo, inoltre, si evita di pagare somme che, in tutto o in parte, non sono deducibili dal quantum della sanatoria. L’importo versato a titolo di sanzione, interessi di mora e interessi da dilazione non è infatti deducibile dalla definizione.
Al momento della scadenza della prima rata, il debitore sarà a un bivio: a) se paga, la dilazione precedente sarà revocata e il debito residuo, in linea di principio, non potrà essere ulteriormente rateizzato; b) se non paga, potrà riprendere il precedente piano di rientro. A quest’ultimo proposito, si ricorda che il manuale interno dell’Ader prevede che l’importo complessivo del debito debba essere “spalmato” d’ufficio su tutte le rate non pagate del piano originario.
Non tutti potranno tuttavia avvalersi della facoltà di chiedere preventivamente la dilazione del carico che si vuole rottamare. In presenza di vecchie rateazioni non onorate da tempo, per ottenere un nuovo piano è necessario pagare tutto lo scaduto. Ne deriva che in tal caso al debitore tale opportunità risulterà di fatto preclusa.