Da Il Sole 24 ore del 10 ottobre 2018

Per il passaggio al nuovo regime bisogna prima pagare l’Iva sulle rimanenze.

Rischia di diventare piuttosto salato il passaggio alla flat tax per le imprese commerciali. Dal 2019, infatti, prima di applicare la tassa piatta, i contribuenti potrebbero dover pagare l’Iva sulle rimanenze di magazzino e sui beni strumentali. È questo uno dei problemi più rilevanti per le imprese commerciali che al 31 dicembre 2018 avranno merci in rimanenza o beni ammortizzabili, compresi i beni immateriali, per i quali non sono ancora trascorsi quattro anni dalla loro entrata in funzione o dieci anni dalla data di acquisto o di ultimazione se si tratta di fabbricati o loro porzioni.
L’aumento del limite dei ricavi o compensi per accedere al regime forfettario, che potrebbe arrivare a 65mila euro, con la cosiddetta flat tax al 15%, è destinato a incrementare la platea dei contribuenti forfettari.
I contribuenti che, dal 2019, intendono passare dal regime normale «Iva da Iva» applicato nel 2018 al regime forfettario, dovranno, però, fare le opportune valutazioni sulle quali pesa anche l’effetto semplificazioni, in materia di minori adempimenti per i forfettari, quali l’esonero dalla fatturazione elettronica, e l’esclusione dall’Iva e dalle liquidazioni periodiche Iva.
In questa valutazione, un importante peso potrebbe averlo la determinazione dell’Iva da pagare a seguito del passaggio dal regime normale «Iva da Iva» (imposta per cessioni e/o prestazioni, meno Iva detraibile per gli acquisti) al regime forfettario. Valgono le regole in materia di rettifica Iva che comportano la rettifica dell’Iva già detratta negli anni in cui si è applicato il regime ordinario.
La regola generale prevede la rettifica e il pagamento dell’Iva relativa a beni e servizi non ancora ceduti o non ancora utilizzati, in un’unica soluzione senza attendere il materiale impiego dei servizi, fatta eccezione per i beni ammortizzabili, compresi i beni immateriali, la cui rettifica va fatta solo se non sono ancora trascorsi quattro anni da quello della loro entrata in funzione, o dieci anni dalla data di acquisto o di ultimazione se si tratta di fabbricati o loro porzioni. Le norme in materia di rettifica Iva si applicano anche ai beni immateriali. I fabbricati o porzioni di fabbricati sono comunque considerati beni ammortizzabili e il periodo di rettifica è stabilito in dieci anni, decorrenti da quello di acquisto o di ultimazione.
Si può fare l’esempio di un commerciante al dettaglio che chiuderà l’anno 2018 con una rimanenza di merci acquistate con aliquota Iva del 22% per un ammontare complessivo di 100mila euro. Il contribuente non ha beni immobili strumentali. Gli altri beni strumentali e i beni immateriali sono stati interamente ammortizzati e non sono soggetti a rettifica, in quanto sono trascorsi più di quattro anni dalla loro entrata in funzione. In pratica, il nostro contribuente, per passare nel 2019 dal regime normale «Iva da Iva» al regime forfettario, in quanto in possesso dei requisiti per applicare il forfettario, dovrà versare 22mila euro di Iva, cioè il 22% sui 100mila euro di merci esistenti in magazzino al 31 dicembre 2018.

Dal Sole 24 ore del 28 settembre 2017

Dopo l’«anticipo» dell’Iva il credito può non essere completamente prioritario.

Sempre più contribuenti alle prese con la gestione dei crediti Iva. È l’effetto dell’ampliamento, dal 1° luglio 2017, della platea dei contribuenti soggetti allo split payment, tra cui le società controllate direttamente o indirettamente dalla Pa centrale e locale, le società quotate inserite nell’indice Ftse Mib della Borsa italiana e i professionisti.
In sostanza, nel terzo trimestre 2017, l’ampliamento dello split payment si traduce in un incremento esponenziale di contribuenti/fornitori che si trovano in posizione creditoria verso l’erario. Per ridurre l’impatto del meccanismo dello split payment sulla liquidità aziendale, il credito Iva maturato può essere chiesto a rimborso e/o utilizzato in compensazione.
In caso di rimborso, i fornitori devono verificare se, per effetto delle operazioni in regime di scissione dei pagamenti, è soddisfatto il requisito dell’aliquota media stabilito dall’articolo 30, comma 2, lettera a), del Dpr 633/1972, ossia se l’aliquota media applicata sugli acquisti/importazioni supera l’aliquota media sulle vendite aumentata del 10%. Chi effettua operazioni in split payment è ammesso al rimborso in via prioritaria nel limite dell’Iva addebitata ad aliquota zero sulle operazioni effettuate nel periodo di riferimento. È, dunque, possibile che il rimborso erogabile in via prioritaria non coincida con l’importo chiesto a rimborso. Ne consegue che l’importo residuo rimane soggetto all’erogazione ordinaria.
Accertato il rispetto del requisito dell’aliquota media, i contribuenti possono scegliere di chiedere il rimborso Iva in sede di dichiarazione annuale o presentare istanza trimestrale con il nuovo modello TR (provvedimento delle Entrate 12040/2017), purché si superi la soglia di 2.582,28 euro.
Nel caso in cui, invece, il requisito «aliquota media» non sia soddisfatto, il contribuente può comunque chiedere il rimborso sulla base degli altri requisiti previsti dall’articolo 30 del Dpr 633/72, tuttavia il rimborso non sarà ammesso all’erogazione prioritaria.
Una volta accertato l’importo del credito recuperabile, i contribuenti dovranno fare i conti con le nuove soglie in materia di rimborso e compensazione dei crediti trimestrali.
I rimborsi entro il limite di 30mila euro possono essere erogati senza presentare alcuna garanzia. Ai fini del calcolo della soglia, il limite dei 30mila euro deve intendersi riferito alla somma delle richieste di rimborso effettuate nell’intero periodo d’imposta. Pertanto, se ad esempio viene presentata un’istanza di rimborso trimestrale per un importo di 14 mila euro e, per il medesimo periodo d’imposta, viene presentata una nuova istanza con importo chiesto a rimborso pari a ulteriori 17 mila euro, sorge l’obbligo del visto di conformità o della sottoscrizione alternativa, nonché della dichiarazione sostitutiva di atto notorio in relazione a tale ultima richiesta.
Nel caso in cui l’importo della richiesta di rimborso sia superiore a 30mila euro e non si intende prestare la garanzia (in caso di soggetto non a “rischio”), è necessario acquisire il visto di conformità/sottoscrizione dell’organo di controllo contabile.
In alternativa al rimborso, il credito Iva è compensabile in tutto o in parte tramite il modello F24 telematico entro il limite di 700mila euro per anno solare. Se si compensano più di 5mila euro, dal 24 giugno 2017 vi è l’obbligo dell’apposizione del visto di conformità anche per le compensazioni orizzontali Iva dei primi tre trimestri o, in alternativa, la sottoscrizione da parte dell’organo di controllo nell’istanza in cui emerge il credito. Il limite di 5mila euro annui va calcolato tenendo conto dei crediti trimestrali chiesti in compensazione nei trimestri precedenti. L’istanza relativa al terzo trimestre va presentata entro il prossimo 31 ottobre e il credito è compensabile dal decimo giorno successivo all’invio.