Da Il Sole 24 ore del 18 ottobre 2018

Quanto pagato prima dell’arrivo del decreto resterà «acquisito».

Con un colpo di spugna lungo undici anni, dal 2000 al 2010, saranno automaticamente annullati i debiti a ruolo di importo residuo fino a mille euro, che risultano dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2010.
L’importo di mille euro, per singolo carico, va calcolato alla data di entrata in vigore del decreto fiscale, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni. Sulla cancellazione dei vecchi ruoli, stando all’ultima bozza, è stabilito che l’annullamento sarà effettuato entro il 31 dicembre 2018, per consentire il regolare svolgimento dei necessari adempimenti tecnici e contabili. Ai fini del conseguente discarico, senza oneri amministrativi a carico dell’ente creditore, e dell’eliminazione dalle relative scritture patrimoniali, l’agente della riscossione trasmette agli enti interessati l’elenco delle quote annullate su supporto magnetico o in via telematica.
Con riferimento ai debiti annullati:
le somme versate anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto restano definitivamente acquisite;
le somme versate dalla data di entrata in vigore del decreto sono imputate alle rate da corrispondere per altri debiti eventualmente inclusi nella definizione agevolata anteriormente al versamento o, in mancanza, a debiti scaduti o in scadenza e, in assenza di questi, sono rimborsate.
A questo fine, l’agente della riscossione presenta all’ente creditore richiesta di restituzione delle somme eventualmente riscosse dalla data di entrata in vigore del decreto legge e fino al 31 dicembre 2018, riversate a norma dell’articolo 22 del decreto legislativo n. 112 del 1999. In caso di mancata erogazione nel termine di novanta giorni dalla richiesta, l’agente della riscossione è autorizzato a compensare il relativo importo con le somme da riversare.
Per il rimborso delle spese per le procedure esecutive poste in essere in relazione ai debiti annullati, concernenti i carichi erariali e, limitatamente alle spese maturate negli anni 2000 -2013, quelli dei comuni, l’agente della riscossione presenta, entro il 31 dicembre 2019, sulla base dei crediti risultanti dal proprio bilancio al 31 dicembre 2018, e fatte salve le anticipazioni eventualmente ottenute, apposita richiesta al ministero dell’Economia e delle finanze.
Il rimborso sarà effettuato, a decorrere dal 30 giugno 2020, in venti rate annuali, con onere a carico del bilancio dello Stato. Per i restanti carichi, la richiesta del rimborso dovrà essere presentata al singolo ente creditore, che provvede direttamente al rimborso, fatte salve, anche in questo caso, le anticipazioni eventualmente ottenute, con oneri a proprio carico e con le modalità e negli stessi termini sopra specificati.
Sono esclusi dalla cancellazione dei debiti fino a mille euro i carichi affidati agli agenti della riscossione recanti:
– risorse proprie tradizionali;
– Iva riscossa all’importazione;
– somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato;
– crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;
– multe, ammende e sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna.
Questi carichi, pertanto, resteranno in affidamento agli agenti della riscossione, che potranno continuare le loro operazioni di riscossione.

Dal Sole 24 ore del 6 dicembre 2017

Possibile precedere l’istanza di rottamazione con una richiesta di dilazione.

Con le nuove rottamazioni stabilizzate dalla conversione del Dl 148/2017 è possibile far precedere l’istanza da una richiesta di dilazione, in modo da conservare una via d’uscita futura, nel caso in cui non si fosse in condizioni di pagare il costo della sanatoria. Ai sensi dell’articolo 6, comma 8, lettera c), del Dl 193/2016, se il debitore non paga la prima rata della definizione, può riprendere la rateazione pregressa. Tale disposizione non risulta incompatibile con le nuove procedure e deve quindi ritenersi ad esse pienamente applicabile.
L’articolo 1 del Dl 148/2017 prevede una disciplina unitaria sulla possibilità di riprendere eventuali rateazioni precedenti, applicabile sia alla definizione dei carichi 2017, sia a quella riferita ai carichi ante 2017. Si stabilisce con chiarezza, infatti, che se è pendente un piano di rientro alla data di presentazione della domanda di definizione, le rate in scadenza successivamente a tale data sono sospese sino al termine della prima rata della rottamazione. Il riferimento temporale dunque è la situazione esistente al momento della trasmissione della nuova istanza. Sul punto, vale ricordare come la formulazione originaria dell’articolo 6 del Dl 193/2016, avesse dato origine a interpretazioni contrastanti in ordine alla individuazione dei piani di rientro rilevanti ai fini della definizione agevolata. Secondo le Faq di Equitalia, la normativa in esame si rivolgeva alle rateazioni esistenti alla data di presentazione della domanda. Nell’opinione dell’agenzia delle Entrate invece (circolare n. 2 del 2017), le disposizioni avrebbero dovuto riferirsi alle dilazioni esistenti al 24 ottobre 2016. Le due tesi avevano dei riflessi inevitabili anche ai fini della facoltà, innanzi ricordata, di riattivare i piani di rientro, non pagando la prima rata. Secondo la posizione delle Entrate, infatti, detta facoltà sarebbe stata esercitabile limitatamente alle dilazioni esistenti per l’appunto al 24 ottobre dell’anno scorso.
Nella seconda edizione delle rottamazioni, invece, questo problema è risolto direttamente dalla legge. Questo significa, quindi, che il debitore può avere interesse a far precedere la domanda di definizione da una istanza di rateazione. Una volta ottenuto il piano di rientro, con la trasmissione del modulo all’Ader si ottiene innanzitutto la sospensione ope legis nel pagamento di tutte le rate in scadenza, a seconda dei casi, fino a luglio 2018 (rottamazione 2017) oppure a ottobre 2018 (rottamazione 2016). In questo modo, inoltre, si evita di pagare somme che, in tutto o in parte, non sono deducibili dal quantum della sanatoria. L’importo versato a titolo di sanzione, interessi di mora e interessi da dilazione non è infatti deducibile dalla definizione.
Al momento della scadenza della prima rata, il debitore sarà a un bivio: a) se paga, la dilazione precedente sarà revocata e il debito residuo, in linea di principio, non potrà essere ulteriormente rateizzato; b) se non paga, potrà riprendere il precedente piano di rientro. A quest’ultimo proposito, si ricorda che il manuale interno dell’Ader prevede che l’importo complessivo del debito debba essere “spalmato” d’ufficio su tutte le rate non pagate del piano originario.
Non tutti potranno tuttavia avvalersi della facoltà di chiedere preventivamente la dilazione del carico che si vuole rottamare. In presenza di vecchie rateazioni non onorate da tempo, per ottenere un nuovo piano è necessario pagare tutto lo scaduto. Ne deriva che in tal caso al debitore tale opportunità risulterà di fatto preclusa.

Dal Sole 24 ore del 6 dicembre 2017

Cartelle. In Gazzetta Ufficiale la conversione del decreto 148 – Arrivano le Faq dell’agenzia delle Entrate-Riscossione. No alla definizione dei carichi ante 2017 per chi ha presentato domanda entro il 21 aprile.

Disco rosso per la definizione dei carichi precedenti al 2017 per quanto riguarda i soggetti che hanno già presentato la domanda entro il 21 aprile scorso. Ai fini della rottamazione delle partite relative al 2017 non è necessario essere in regola con le dilazioni pregresse. I debitori che si sono visti rigettare la domanda per non aver versato le rate scadute a fine 2016 possono essere riammessi alla definizione se pagano in un’unica soluzione le rate in questione entro il 31 luglio 2018.
Con le prime Faq (Frequent asked questions), messe online ieri l’Ader chiarisce le principali novità introdotte dal decreto legge 148/17, dopo le modifiche apportate dalla legge di conversione 4 dicembre 2017, n. 172, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale di ieri).
Le esclusioni
L’agenzia delle Entrate – Riscossione conferma innanzitutto che la riapertura dei termini per accedere alla definizione dei carichi affidati fino al 31 dicembre 2016 vale solo per i soggetti che non hanno presentato la domanda sulla base della disciplina originaria.
Per quelli che se ne sono avvalsi, dunque, l’ultima spiaggia è rappresentata dalla scadenza del 7 dicembre. Entro tale data è infatti possibile versare le prime tre rate della vecchia rottamazione, scadute a luglio, settembre e novembre.
Per la definizione dei carichi affidati sino al 2016, qualora il debitore avesse dilazioni pendenti al 24 ottobre 2016 e non avesse versato tutte le quote scadute alla fine dell’anno scorso, la strada è aperta, sia che si tratti della prima istanza di definizione sia che sia stato notificato il rigetto della precedente domanda. In tale eventualità, occorre pagare tutto l’importo scaduto, che sarà comunicato dall’Ader a giugno dell’anno prossimo, entro la fine luglio 2018. Una volta pagato questo ammontare, la cifra della definizione, comunicata entro settembre 2018, potrà essere corrisposta in tre rate, delle quali l’80% in eguale misura a ottobre e novembre 2018, e il residuo 20% a febbraio 2019.
Questa stessa cadenza temporale, peraltro, vale per la totalità delle definizioni dei carichi ante 2017, anche se non interessate da una dilazione in essere al 24 ottobre 2016.
La rottamazione dei carichi fino al 2016, quindi, ha un numero di rate inferiori ma una scadenza uguale a quella relativa alle partite dell’anno in corso. La differenza è dovuta al fatto che si inizia a pagare più tardi rispetto alla definizione 2017.
Le nuove domande
Le Faq confermano inoltre una peculiarità della definizione 2017, con riferimento a carichi inclusi in precedenti piani di rientro. Viene infatti rilevato che, in tale eventualità, non occorre essere in regola con i pagamenti. Per tutte le nuove procedure agevolative il termine di presentazione della domanda è il 15 maggio 2018.
L’Agenzia evidenzia altresì che anche per le nuove sanatorie il pagamento insufficiente o con un solo giorno di ritardo determina la decadenza di diritto dai benefici di legge. I pagamenti eseguiti saranno ovviamente acquisiti a titolo di acconto sul totale dovuto.
La procedura
La trasmissione del nuovo modello di istanza DA 2000/17 può avvenire attraverso il portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it oppure con consegna a mano presso gli sportelli dell’agente della riscossione o anche via posta elettronica certificata utilizzando la cartella pec della Direzione regionale dell’Ader e allegando copia del documento di identità.
Per il pagamento si possono utilizzare diversi canali messi a disposizione dall’Ader quali, ad esempio, l’home banking, la domiciliazione bancaria, i punti Sisal e Lottomatica e gli sportelli bancomat (Atm).
Da ultimo, le Faq dell’Ader ricordano che è possibile definire anche carichi che siano oggetto di contenzioso. In tale ipotesi, occorre dichiarare nel suddetto modello DA 2000/17 di rinunciare agli atti processuali.

Dal Sole 24 ore del 24 ottobre 2017

Cattive notizie per i contribuenti e per i debitori dell’agente della riscossione: una norma interpretativa nella bozza di legge di bilancio prevede che, in presenza di cartelle non contestate, il termine di prescrizione per il recupero sia sempre di 10 anni.
Sino alla fine del 2016, era insorto un contrasto in seno alla Cassazione in ordine al termine di prescrizione per recuperare crediti da cartelle di pagamento non contestate. Secondo un primo orientamento, la cartella non opposta, avendo natura di titolo esecutivo, avrebbe dovuto trattarsi alla pari della sentenza. Di conseguenza, la scadenza per attivare le azioni di riscossione coattiva avrebbe dovuto sempre individuarsi in dieci anni. In forza di un altro orientamento, invece, la cartella non contestata non potrebbe mai avere la medesima efficacia delle sentenze. Ne deriva che i termini di prescrizione vanno individuati a seconda della natura dell’entrata. Così, se si tratta di contributi previdenziali il termine è di cinque anni, per il bollo auto la prescrizione è triennale, per la tassa rifiuti la scadenza è quinquennale e così via. Tale contrasto è stato composto dalle Sezioni Unite con la sentenza 23395/16 che ha aderito al secondo orientamento.
Con la modifica proposta dal governo si intende invece vanificare gli effetti delle pronuncia delle Sezioni unite, dichiarando l’applicazione del termine lungo decennale, con effetti retroattivi. In sostanza, in tutti i casi di cartelle di pagamento o di ingiunzioni comunali non contestate, le azioni di recupero potranno essere iniziate entro 10 anni, a prescindere dalla natura del credito azionato. Si tratta dunque di una novità che metterebbe in fuorigioco i contribuenti, incidendo sugli esiti di controversie che si stavano invece indirizzando a loro favore.

Dal Sole 24 ore del 4 settembre 2017

Riscossione. Applicabile anche alle vecchie controversie l’obbligo di notificare l’avviso prima di procedere con l’iscrizione.

Quando tra la notifica della cartella esattoriale e l’iscrizione dell’ipoteca è decorso più di un anno, l’iscrizione ipotecaria deve essere preceduta dall’intimazione di pagamento. È questo un principio ormai noto, sancito dalla Cassazione con l’ordinanza 380/2017, a sua volta derivante dalla sentenza a Sezioni unite 19667/2014. Ed è proprio applicando questo principio anche a una “vecchia controversia”, sorta prima dell’entrata in vigore del Dl 70/2011 (in particolare, il comma 2-bis dell’articolo 77) che la Ctr Lombardia ha dato ragione a un contribuente, ribaltando la sentenza di primo grado, con la pronuncia 3042/2/2017 (presidente Vitiello, relatore Crespi).
La vicenda
Un contribuente, rivolgendosi a un istituto di credito per la cessione del mutuo, apprende dell’esistenza nei suoi confronti sin dal 17 ottobre 2006 di un debito tributario per cartelle mai notificategli nonché di un’iscrizione ipotecaria anch’essa mai notificata.
Di conseguenza, presenta ricorso in Ctp con diversi motivi:
omessa notificazione delle cartelle quali atti presupposti all’iscrizione e in ogni caso omessa prova di tale notifiche;
omessa notificazione dell’intimazione;
omessa notifica dell’iscrizione ipotecaria;
prescrizione dei debiti tributari.
Il concessionario resiste sulla base di diverse argomentazioni. In primo luogo, le cartelle sarebbero state regolarmente notificate come da avvisi di ricevimento prodotti. In secondo luogo, non sarebbe necessaria la notifica dell’intimazione. Infine, i debiti non sarebbero prescritti, considerando il termine decennale anziché quello quinquennale invocato dal contribuente.
La Ctp rigetta il ricorso introduttivo perché il concessionario ha dato prova della notifica delle cartelle e l’iscrizione ipotecaria non deve essere notificata, non afferendo all’esecuzione in senso stretto. La pensa diversamente la Ctr che accoglie l’appello.
Le motivazioni
Richiamando la Cassazione, i giudici di secondo grado sottolineano che l’iscrizione ipotecaria può essere trascritta soltanto nel rispetto dei presupposti di legge e per procedere all’esecuzione forzata è necessario non solo che sussista un titolo esecutivo validamente notificato, ma che esso sia ancora efficace. Ciò perché l’ipoteca non può mai essere iscritta «insciente domino», ossia senza comunicazione al contribuente. Anzi, trattandosi di atto impugnabile davanti al giudice tributario, presuppone una specifica comunicazione, la cui opposizione può essere fatta entro 60 giorni dalla relativa notifica.
Nel caso sia trascorso più di un anno dalla notifica della cartella di pagamento il concessionario deve notificare l’intimazione di pagamento. Infatti l’iscrizione ipotecaria è un atto lesivo della sfera giuridica patrimoniale del contribuente, con la conseguenza che il concessionario ha l’obbligo di attivare il contraddittorio endoprocedimentale in base all’articolo 21-bis della legge 241/1990. In tal modo si promuove, da un lato, l’effettivo esercizio del diritto di difesa del contribuente a tutela dei propri interessi, e, dall’altro, l’interesse pubblico a una corretta formazione procedimentale della pretesa tributaria e dei relativi mezzi di realizzazione.

Dal Sole 24 ore del 7 agosto 2017

Riscossione. Cancellata l’esclusiva a Poste

Dal prossimo 10 settembre le agenzie private potranno effettuare le notifiche a mezzo posta degli atti giudiziari e delle multe stradali. Lo stabilisce la legge “annuale” sulla concorrenza”, approvata definitivamente dal Senato il 2 agosto.
Nel dettaglio, il provvedimento (articolo 1, commi 57 e 58) elimina, dal 10 settembre 2017, il monopolio di Poste italiane Spa dei servizi inerenti le notifiche e comunicazioni di atti giudiziari (legge 890/1982) e delle violazioni del Codice della strada, introducendo nel Dlgs 261/1999 le disposizioni di coordinamento.
La nuova norma si pone nell’ottica di un progressivo restringimento della riserva dei servizi postali al fornitore universale, prevedendo dal 10 settembre la piena equiparazione di tutti i fornitori dei servizi postali. In sostanza, da settembre le agenzie private potranno notificare anche gli atti giudiziari e le violazioni al Codice della strada. Non solo.
La nuova norma elimina i dubbi interpretativi sorti sulla notifica degli avvisi tributari, essendosi diffusa l’opinione che anche la nuova versione dell’articolo 4 del Dlgs 261/99, in vigore dal 30 aprile 2011, non consenta alle agenzie private di effettuare la raccomandata degli avvisi di accertamento e in genere di atti tributari, poiché riservate a Poste Italiane.
Sul punto la giurisprudenza è apparsa piuttosto oscillante: da una parte si è sostenuto che le poste private sono autorizzate alla notifica di atti amministrativi, compresi gli accertamenti Ici (Ctr Campania n. 4417/2015); dall’altra parte è stata invece ritenuta inesistente la notifica degli avvisi di accertamento effettuata con corriere privato (Ctr Foggia n. 2463/2016).
Ora l’eliminazione dell’articolo 4 del Dlgs 261/99 apre al mercato dal 10 settembre 2017 il servizio di notifica a mezzo posta degli atti giudiziari e delle violazioni del codice della strada. Viene inoltre legittimata la notifica degli avvisi di accertamento a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, consentendo così ai Comuni di conseguire anche notevoli risparmi.