Da Quotidiano Enti Locali del 1 settembre 2017

La scadenza del primo bilancio consolidato si sta avvicinando (30 settembre) e gli enti sono alle prese con la contabilizzazione di alcune attività, le cui regole vengono dedotte più dalla prassi contabile che dalla lettura delle norme attualmente in vigore (si veda anche il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 30 agosto scorso).

Controlli propedeutici
Ricordiamo che il consolidato deve includere solo le operazioni che le società hanno effettuato con i terzi e ciò presuppone che debbano essere elisi/eliminati i saldi reciproci tra componenti del gruppo (anche tra enti e società e non anche solo quelli con l’ente locale) in quanto ciò costituisce un mero trasferimento di risorse all’interno del gruppo.
La corretta elisione di tali partite, però, ne presuppone la perfetta equivalenza sia in termini numerici che di contabilizzazione. Durante la fase di registrazione delle scritture di pre-consolidamento, quindi, è necessario svolgere dei controlli propedeutici finalizzati alla riconciliazione dei saldi e cioè:
a) la presenza dell’omogeneità (delle date di chiusura, degli schemi di bilancio utilizzati e dei criteri di valutazione utilizzati);
b) l’individuazione di eventuali differenze nelle rilevazioni contabili incrociate;
c) la registrazione contabile di tali differenze.
Se l’equivalenza non viene rilevata è necessario crearla integrando o rettificando il consolidato di valori non rilevati da talune imprese del gruppo.

Quattro situazioni tipo
I casi più frequenti di disallineamento si verificano quando gli importi non sono equivalenti o non sono reciproci e possono essere ricondotti a almeno quattro situazioni:
1) differenza nei principi contabili applicati dagli enti o dalle società da consolidare rispetto all’ente locale o sfasamenti temporali. Nel primo caso, il principio n. 4/3 prevede che l’ente locale applichi i principi riconducibili all’Oic n. 11, applicato anche dalle aziende. Ad esempio, in presenza di un conguaglio 2016 per fatture del servizio idrico emesse nei primi mesi dell’anno 2017 da una società partecipata compresa nel perimetro e poste a carico dell’ente locale per un importo di 20.000 €, ci si troverà di fronte a questa situazione: la società avrà inserito l’importo tra i ricavi e tra i crediti (fatture da emettere) e l’ente locale avrà imputato la spesa nel 2017. La rettifica di pre-consolidamento consente all’ente di poter incrementare i costi e i debiti del consolidato 2016, in quanto il principio della competenza economica risulta prevalente. Nel consolidato dell’esercizio successivo i costi desunti dalla finanziaria andranno stornati in quanto già rilevati nel consolidato 2016;
2) criteri di valutazione non uniformi: l’uniformità può essere ottenuta con opportune rettifiche di consolidamento, per le quali risulta consigliabile sintetizzare le differenze tra i criteri adottati. Oppure l’ente deve giustificare la mancata uniformità all’interno della nota integrativa, avvalendosi della deroga ammessa dal p.c. 4/4, qualora essa sia più idonea a garantire una rappresentazione veritiera e corretta ovvero nel caso sia irrilevante sotto il profilo qualitativo o quantitativo;
3) mancata riclassificazione dei bilanci chiusi secondo i nuovi schemi introdotti dal Dlgs 139/2015. Essa non comporta di certo un errore nei risultati finali di consolidamento, ma solo un’errata esposizione delle partite contabili, non coerenti con il prospetto di cui all’allegato n. 11 al D lgs 118/2011. Ad esempio, nel caso di registrazione di partite straordinarie, l’azienda dovrà estrapolarle dalle voci ordinarie in cui sono state imputate, allo scopo di consentire all’ente locale di inserirle tra i proventi e costi straordinari di gestione;
4) errori di registrazione da parte dell’ente locale ovvero da parte degli enti o società del gruppo che fanno emergere, di conseguenza, una non corretta predisposizione del bilancio da parte dell’ente locale o della controllata/partecipata. In questa fase di start up, tale situazione potrebbe essere anche diffusa. È il caso, ad esempio, di una mancata corrispondenza tra costi e ricavi o tra debiti e crediti reciproci o che, nonostante gli obblighi di legge, potrebbero non coincidere alla fine dell’esercizio. Per garantire una corretta elaborazione del consolidato tali situazioni devono essere risolte mediante scritture di pre-consolidamento che, rettificando integralmente i valori del singolo bilancio in cui è presente l’errore, portino a superare il disallineamento. Tali errori dovrebbero comunque essere corretti, se possibile, in fase di gestione 2017, al fine di assicurare un allineamento della gestione del gruppo amministrazione pubblica.
Per ultimo evidenziamo come, in sede di consolidamento, potrebbero emergere errori nella redazione del conto economico e stato patrimoniale dell’ente non riscontrati in precedenza, ai quali occorre porre rimedio onde evitare incongruenze sul consolidato che verrebbero rilevate anche dalla Bdap. In tal caso l’unico modo per sanare tali errori è riapprovare i documenti in consiglio comunale, unitamente all’approvazione del consolidato.

 

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