Da Quotidiano Enti locali del 28 settembre 2017

La deliberazione della Corte dei conti, sez. reg. contr. Veneto, 20 settembre 2017, n. 527/2017/PAR ha esaminato il quesito posto da un ente locale in merito alla possibilità di riconoscere indennità o emolumenti sotto qualsiasi forma ai membri del consiglio di amministrazione di un consorzio/azienda non obbligatorio, di cui all’articolo 31 del Testo unico degli enti locali, costituito tra due enti locali territoriali e una Camera di commercio (socio di minoranza) per la gestione di un’attività avente rilevanza economica e imprenditoriale (esercizio di impianti di trasporto a fune per la mobilità turistico-sportiva in area montana). La questione, in estrema sintesi, attiene all’applicabilità ad un consorzio esercente attività di rilevanza economica dell’articolo 5, comma 7, del Dl n. 78/2010, il quale stabilisce che agli amministratori di comunità montane e di unioni di comuni e comunque di forme associative di enti locali aventi per oggetto la gestione di servizi e funzioni pubbliche non possono essere attribuite retribuzioni, gettoni o indennità o emolumenti in qualsiasi forma siano essi percepiti.

Il quadro interpretativo
La delibera in esame richiama in via preliminare l’intervento nomofilattico della Corte dei conti, sezione delle Autonomie, n. 4/SEZAUT/2014/QMIG del 20 febbraio 2014, chiamata a dirimere un contrasto interpretativo sulla questione della applicazione, in vicende analoghe, dell’articolo 6, commi 2 e 3 (in quanto riferito alla “riduzione dei costi degli apparati amministrativi”) ovvero dell’articolo 5, comma 7 (collocato all’interno di una disposizione afferente alla “riduzione dei costi degli organi di governo e apparati politici”) del Dl n. 78/2010. A composizione del contrasto la sezione delle Autonomie ha ritenuto che i consorzi costituiti per l’esercizio di una o più funzioni appartengono, insieme alle Unioni, al novero delle forme di collaborazione intercomunale di carattere strutturale che danno vita ad una soggettività giuridica e, in quanto tali, destinatari di un’unica disciplina; tra le forme associative di enti locali aventi per oggetto la gestione di servizi e funzioni pubbliche ai cui amministratori, ai sensi dell’articolo 5, comma 7, del decreto 78, alle quali non possono essere attribuite retribuzioni, gettoni e indennità o emolumenti in qualsiasi forma, deve ritenersi che rientrino anche i componenti dei consigli di amministrazione dei consorzi. Secondo la sezione Autonomie, invero, le disposizioni concernenti le “economie degli organi di governo e degli apparati politici” di cui all’articolo 5, commi 6 e seguenti, del decreto legge n. 78 del 2010 sono specificamente riferite agli organi che rientrano negli apparati organizzativi dei livelli di governo locale mentre le norme dettate dall’articolo 6, commi da 1 a 3, non si riferiscono agli enti territoriali.

Il parere
In conclusione, alla luce della ricostruzione del giudice contabile, in presenza di consorzio di servizi va applicata la norma vincolistica di cui all’articolo 5, comma 7, del Dl n. 78/2010. Ne consegue la gratuità degli incarichi espletati, in applicazione della richiamata previsione normativa che persegue l’obiettivo di ridurre la spesa pubblica corrente per il funzionamento di questi organismi attraverso una disciplina uniforme.

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