Dal Sole 24 ore del 24 Agosto 2017

Cassazione. La pretesa si estingue

L’adesione di uno dei coobbligati nella pretesa tributaria libera tutti gli altri, con la conseguenza che per eventuali ricorsi proposti e ancora pendenti va dichiarata l’estinzione per cessazione della materia del contendere. A fornire questo chiarimento è Cassazione con l’ordinanza n. 20305 depositata ieri.
L’agenzia delle Entrate aveva rettificato e liquidato maggiore imposta di registro per un atto di compravendita e aveva notificato ad acquirente e venditore il relativo provvedimento impositivo. Il venditore, autonomamente, aveva definito in adesione con l’ufficio la pretesa, mentre l’acquirente aveva impugnato l’atto dinanzi al giudice tributario.
Secondo la Ctr, che aveva confermato la decisione di primo grado, il pagamento dell’intero debito tributario da parte di uno solo degli obbligati aveva determinato l’estinzione della pretesa e la cessazione della materia del contendere. Era infatti venuto meno l’interesse alla lite da parte dei soggetti non aderenti alla definizione.
L’acquirente si era rivolto alla Cassazione lamentando un’errata interpretazione della norma in tema di adesione. I giudici di legittimità, confermando la sentenza di appello, hanno fornito un interessante chiarimento sul punto. Innanzitutto, la Cassazione ha precisato che il venditore che abbia pagato l’imposta integrativa di registro a seguito di concordato fiscale concluso con l’amministrazione, senza coinvolgere nel procedimento di accertamento con adesione l’acquirente, non ha azione di regresso verso quest’ultimo.
L’azione di regresso spetta al coobbligato solidale che ha pagato, solo qualora il creditore (ossia l’amministrazione finanziaria) abbia liberamente scelto di rivolgersi all’uno invece che all’altro obbligato solidale. Non spetta, invece, quando il coobbligato, concludendo un accordo con l’amministrazione abbia assunto esclusivamente in proprio l’obbligo di pagare senza coinvolgere nel procedimento di accertamento con adesione gli altri coobbligati.
Il “concordato” tributario cui ha aderito solo uno dei contribuenti non è opponibile a chi non ha partecipato all’accordo.
La norma sull’adesione stabilisce che al perfezionamento anche da parte di uno solo degli obbligati consegue la perdita di efficacia degli avvisi di accertamento relativi alla pretesa tributaria.
Ne consegue così che sotto un profilo processuale, un accertamento già definito da altri coobbligati non può essere impugnato, poiché non si ravvisa alcun interesse ad agire nemmeno da chi non ha partecipato all’accordo.
Manca, infatti, la sussistenza di un pregiudizio atteso che l’adempimento di uno libera tutti gli altri.
La decisione appare interessante poiché sembra palesare l’unitarietà che deve caratterizzare questi procedimenti, nonostante non esista alcun obbligo di litisconsorzio.
La giurisprudenza di legittimità ha affermato che l’eventualità che il tributo possa risultare non dovuto (in tutto o in parte) all’esito del giudizio proposto da uno solo dei coobbligati non comporta di per sé effetto nei confronti degli altri, salva la facoltà di questi di giovarsi del giudicato favorevole in ipotesi ottenuto.
Inoltre, da quanto emerge dalla decisione anche sotto un profilo squisitamente civilistico conviene che le parti si accordino preventivamente: è stato infatti precisato che il coobbligato che definisce in adesione senza coinvolgere gli altri obbligati nel procedimento, non ha titolo di rivalsa delle somme pagate.

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