Viene modificata la disciplina del regime forfetario previsto per le persone fisiche (imprese e lavoratori autonomi) dall’art. 1, commi 54-89, Legge n. 190/2014 (Legge di Stabilità 2015).

In primo luogo, si stabilisce ora un unico requisito di accesso, cioè il limite di ricavi/compensi pari a € 65.000 ragguagliati ad anno per tutti i contribuenti ammessi al regime, con riferimento all’anno precedente. Dal 2019, quindi, non ci sono più limiti di ricavi/compensi differenziati in base ai settori di attività ed, inoltre, la platea di soggetti interessati si amplia, essendo il nuovo limite di ricavi/compensi unico più alto dei precedenti limiti.

Non risultano, invece, invariati i coefficienti di redditività (che, quindi, sono ancora distinti per settore di attività). Nel caso di esercizio contemporaneo di attività contraddistinte da differenti codici ATECO, si assume la somma dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate.

Grazie alla totale riscrittura del comma 54 dell’art. 1 della Legge di Stabilità 2015, ora il requisito di accesso è solo il nuovo unico limite di ricavi/compensi di € 65.000, mentre sono stati eliminati i seguenti ulteriori requisiti:
– spese sostenute per l’impiego di lavoratori non superiori a € 5.000 lordi annui a titolo di lavoro dipendente, co.co.pro., lavoro accessorio, associazione in partecipazione con apporto di solo lavoro, lavoro prestato dai familiari dell’imprenditore ex art. 60, TUIR;
– costo complessivo dei beni strumentali al 31.12, al lordo degli ammortamenti, non superiore a € 20.000.

Inoltre, per tenere conto dell’introduzione degli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale), si prevede che, ai fini della verifica della sussistenza del requisito di accesso al regime forfetario, non rilevano gli ulteriori componenti positivi indicati nelle dichiarazioni fiscali (adeguamento) per migliorare il proprio profilo di affidabilità e per accedere al regime premiale, né ai fini Irap e Iva (ex art. 9-bis, comma 9, D.L. n. 50/2017).

Sono state poi modificate le cause di esclusione dall’accesso al regime previste alle lett. d)e d-bis) del comma 57 dell’art. 1 della Legge di Stabilità 2015. In particolare, viene oraprevisto che l’accesso al regime forfetario è negato, tra gli altri, a:
– i soggetti esercenti attività d’impresa, arti o professioni che, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, partecipano anche a società di persone, ad associazioni oa imprese familiari ovvero asocietà a responsabilità limitata oad associazioni in partecipazione;
– i soggetti che hanno percepito redditi di lavoro dipendente o redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e che esercitano attività d’impresa, arti o professioni prevalentemente nei confronti anche di uno dei datori di lavoro dei 2 anni precedenti o, in ogni caso, nei confronti di soggetti agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili (è stata eliminata la precedente soglia minima di € 30.000 di redditi di lavoro dipendente o assimilato oltre la quale scattava l’esclusione dal regime).

Infine, con una modifica al comma 87 dell’art. 1 della Legge di Stabilità 2015, in cui è stata sostituita la parola “triennio” con la parola “quinquennio”, dovrebbe essere riconosciuta, ai soggetti che hanno adottato il regime dei minimi nel 2015, di fruire del regime forfetario previsto per le “start-up” (comma 65 della Legge di Stabilità 2015) per il periodo che residua sino al compimento del quinquennio 2015- 2019, pertanto un minimo che ha iniziato nel 2015 potrebbe adottare il regime start-up fino al 2019.

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