Da quotidiano Enti locali del 16 gennaio 2018

Con il 15 gennaio è entrata dunque in vigore la procedura prevista dall’articolo 192 del Codice degli appalti e regolata da Anac nelle sue Linee Guida n. 7 e, sul sito della Autorità, alla voce «servizi online» si trova appunto il nuovo applicativo «Adempimenti art. 192 del Dlsg 50/2016 – Iscrizione nell’Elenco delle amministrazioni aggiudicatrici e degli enti aggiudicatori che operano mediante affidamenti diretti nei confronti di proprie “società” in house», arricchito da un Manuale utente che guida gli utenti nell’iscrizione e contribuisce a chiarire qualche dubbio, lasciandone però irrisolti altri. Da oggi, dunque, ogni nuovo affidamento diretto, per avere efficacia, dovrà comportare l’iscrizione all’elenco.

Il «Rasa»
Il primo chiarimento riguarda chi deve operare l’iscrizione. La domanda è presentata, a pena di inammissibilità, dal responsabile dell’anagrafe delle stazioni appaltanti (Rasa) su delega delle persone fisiche deputate a esprimere all’esterno la volontà del soggetto richiedente, come chiarisce anche il punto 4.1.4 del manuale.

Forma giuridica
Il secondo riguarda il dubbio – sorto a molti – se l’iscrizione fosse circoscritta ai soli affidamenti a società o anche a quelli ad altri organismi. Infatti, il codice degli appalti è chiaro all’articolo 5, visto che parlava di affidamenti «a una persona giuridica di diritto pubblico o di diritto privato», ma non lo è altrettanto all’articolo 192 dove richiede un «elenco delle amministrazioni aggiudicatrici e degli enti aggiudicatori che operano mediante affidamenti diretti nei confronti di proprie società in house di cui all’articolo 5». Anche le linee guida non risolvono la questione, mentre il manuale sì, visto che richiede di esplicitare la forma giuridica dell’ente a cui viene conferito l’affidamento, comprendendovi non solo le società.

Il peso dei controlli
Resta non chiaro, invece, quale sia il “peso” di alcuni controlli che, nelle linee guida si dichiara di volere effettuare, e in particolare quelle che prendono a riferimento la disciplina dell’in house, in particolare le previsioni statutarie che il Tusp (Dlgs 175/2016) prevede per le società in house, ma che non si applicano né agli altri possibili destinatari di affidamenti in house (aziende speciali, fondazioni, eccetera) né quella particolare categoria di società in house che il testo unico definisce come società quotate, ovvero quelle società in house che hanno emesso (o vogliono emettere, se lo hanno in qualche modo formalizzato entro il 30 giugno 2016, ai sensi dell’articolo 26, comma 5) bond su mercati regolamentati e che non devono quindi adeguare gli statuti alle previsioni del Dlgs 175/2016. Vedremo come si regolerà l’Anac, che per ora sembra non avere preso in considerazione una problematica potenzialmente rilevante, e che rischia di creare ai Comuni e agli altri enti complicazioni del tutto inutili. Questo tanto più avendo correttamente adottato una interpretazione estensiva del dovere di iscrizione al registro.

Le semplificazioni di Anac
Giova infine ricordare che nel caso dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica, sono gli enti di governo degli ambiti ottimali, istituiti o designati ai sensi dell’articoli 3-bis, comma 1, del Dl 13 agosto 2011 n. 138, a dover richiedere l’iscrizione nell’elenco, indicando nella domanda di iscrizione gli enti locali partecipanti. Ancora, se l’organismo in house è controllato congiuntamente da più Comuni basta che sia presentata una sola domanda, ovviamente riferita a tutti i soggetti interessati all’iscrizione. Una semplificazione, questa decisa da Anac, sicuramente opportuna e che andrebbe per altro estesa ad altri adempimenti, primo tra tutti a quello relativo ai piani di razionalizzazione.

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