Dal Sole 24 ore del 1 marzo 2018
Cassazione. Riconfermata la limitazione del periodo oltre il quale decadono le notifiche di accertamento. Il motivo: è un’imposta per la quale non sono previste sanzioni penali.
Il raddoppio dei termini di decadenza per la notifica degli accertamenti derivanti da comunicazioni di notizia di reato tributario non si applica alle dichiarazioni Irap in quanto si tratta di un’imposta per la quale non sono previste sanzioni penali. A confermare questo principio è la Corte di Cassazione con l’ordinanza n.4758 depositata ieri.
Una società impugnava un avviso di accertamento contenente contestazioni ai fini delle imposte sui redditi, Iva e Irap derivanti dall’utilizzo di fatture oggettivamente inesistenti. Gli atti erano notificati oltre l’ordinario termine di decadenza stante appunto la violazione penale tributaria,
Tra i vari motivi di ricorso, la contribuente evidenziava l’illegittima applicazione del raddoppio dei termini di accertamento, tuttavia sia la Ctp sia la Ctr respingevano il gravame ritenendo corretto l’operato dell’Ufficio
La società ricorreva allora per cassazione evidenziando in estrema sintesi che nella specie non poteva ritenersi operante il raddoppio dei termini. Più in particolare doveva trovare applicazione, anche per il passato, la nuova norma contenuta nella legge 208/2015 che aveva soppresso la disposizione sul raddoppio dei termini.
In sostanza poiché la norma non prevedeva alcuna specifica clausola di salvaguardia per gli accertamenti notificati precedentemente alla sua entrata in vigore, l’abrogazione riguardava anche il passato.
La Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente ma solo con riferimento all’Irap.
Secondo i giudici di legittimità, la nuova norma che ha soppresso il citato raddoppio dei termini non trova applicazione per gli atti notificati in precedenza e relativi ai pregressi periodi di imposta.
Per tali atti valgono infatti le differenti regole vigenti in passato, poi modificate dal Dlgs 128/2015.
Prima dell’entrata in vigore di tale decreto non era neanche necessaria la presentazione della denuncia alla Procura essendo sufficiente l’insorgenza di seri indizi di reato. A nulla rilevava, peraltro, l’archiviazione del procedimento o l’estinzione del delitto (ad esempio per intervenuta prescrizione).
Relativamente all’Irap invece il ricorso è stato ritenuto fondato in quanto si tratta di un’imposta per la quale non sono previste sanzioni penali ed è evidente – secondo la Cassazione – che non possa operare la disciplina del raddoppio dei termini di accertamento
La pronuncia consolida un principio già espresso varie volte in tema di Irap dai giudici di legittimità. A fronte però di tale costante orientamento occorre rilevare che l’agenzia delle Entrate continua ad avvalersi (a questo punto indebitamente) del citato raddoppio dei termini anche per l’Irap costringendo così il contribuente ad impugnare l’atto per vedersi applicare una regola ormai pacifica.
In molti casi peraltro, si tratta di accertamenti che potevano essere tempestivamente emessi nei termini senza ricorrere al raddoppio. Vi è ora da sperare che dopo questa ennesima pronuncia venga rivista tale prassi operativa.
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