Dal Sole 24 ore del 12 marzo 2018

Bilanci. I parametri aggiornati puntano su riscossione e spese rigide. Vanno allegati gli indici vecchi e quelli nuovi.

Capacità di riscossione, indebitamento, disavanzo e rigidità della spesa. Sono i quattro fenomeni scelti per disegnare i nuovi parametri di deficitarietà strutturale (si veda anche Il Sole 24 Ore del 2 marzo) che debutteranno con il rendiconto della gestione 2017, e che dovranno essere calcolati in aggiunta ai vecchi parametri ancora in vigore.
Sono da considerare in condizioni strutturalmente deficitarie gli enti locali che presentano valori deficitari per almeno la metà dei parametri della tabella allegata al rendiconto (articolo 242 del Testo unico degli enti locali). Gli indicatori utilizzati lo scorso anno sono stati fissati con decreto del ministero dell’Interno del 18 febbraio 2013 e restano in vigore fino all’approvazione definitiva dei nuovi.
Tre sono le istanze che hanno mosso la revisione, attesa da tempo: l’esigenza di ripristinare la capacità segnaletica di gravi squilibri di bilancio, persa negli ultimi anni, la necessità di adeguamento alle nuove norme sull’armonizzazione contabile e la richiesta di semplificazione degli adempimenti posti a carico degli enti locali.
Si è pertanto scelto di individuare i nuovi parametri “pescando” all’interno del Piano degli indicatori e dei risultati attesi di bilancio (articolo 18-bis del Dlgs 118/2011, approvati con decreto del ministero dell’Interno del 22 dicembre 2015), applicati per la prima volta al rendiconto della gestione 2016 e al bilancio di previsione 2017-19.
I nuovi indicatori sono otto, uguali per Comuni, Città metropolitane e Province, tutti individuati all’interno del piano degli indicatori. I valori soglia, al di sopra o al di sotto dei quali scatta il semaforo rosso, sono stati fissati partendo dai valori – forniti dalla Banca dati delle amministrazioni pubbliche (Bdap) – mostrati da ciascun indicatore nel piano allegato al rendiconto 2016 (i calcoli sono stati condotti su un campione pari al 69 per cento dei Comuni e al 76 per cento degli enti di area vasta).
Passando all’analisi di ogni indicatore e del rispettivo valore limite, occorre tener presente che nei Comuni l’incidenza delle spese rigide (ripiano del disavanzo, personale e debito) sulle entrate correnti non deve essere superiore al 47 per cento.
Il parametro relativo all’incidenza degli incassi delle entrate proprie sulle previsioni definitive di parte corrente deve essere pari almeno al 26 per cento, mentre l’effettiva capacità di riscossione, cioè il rapporto fra totale incassi (competenza e residui) e totale accertamenti più residui iniziali, deve raggiungere almeno il 55 per cento. Non devono essere presenti anticipazioni chiuse solo contabilmente.
La sostenibilità dei debiti finanziari deve restare sotto a quindici, mentre la sostenibilità del disavanzo effettivamente a carico dell’esercizio rapportato alle entrate correnti non deve essere maggiore di 1,20. Infine, il rapporto fra debiti fuori bilancio riconosciuti e finanziati e il totale degli impegni dei Titoli I e II non deve superare uno, e il rapporto fra i debiti in corso di riconoscimento più quelli riconosciuti e in corso di finanziamento e le entrate correnti non deve essere superiore a 0,60. Il valore limite è diverso per le Province e Città metropolitane.
Prima di passare però all’adozione dei nuovi parametri, si è scelto di verificare le soglie anche sui valori che gli indicatori prescelti assumeranno nel rendiconto in corso di approvazione. È pertanto importante che gli enti locali in sede di rendiconto 2017 prestino attenzione alle modalità di calcolo e compilino i campi degli otto indicatori da sottoporre ai parametri.
Queste considerazioni valgono ancor di più per le Comunità montane, soggette anch’esse all’istituto della deficitarietà strutturale, per le quali l’insufficienza dei dati a disposizione non ha consentito l’elaborazione di alcuna soglia.

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