Dal Sole 24 ore del 10 febbraio 2018

Cassazione. Non può mancare la verifica su irregolarità pregresse.

Risponde di omesso versamento Iva il nuovo amministratore, anche se la crisi di liquidità è stata causata dal precedente: con un minimo di diligenza, infatti, avrebbe potuto verificare la sussistenza di irregolarità fiscali e non accettare l’incarico ovvero rassegnare le dimissioni prima della commissione del reato. A chiarire questo principio è la Corte di cassazione, terza sezione penale, con la sentenza 6220 depositata ieri.
Il legale rappresentante di una società in liquidazione, veniva condannato per l’omesso versamento dell’Iva. Avverso la decisione, l’imputato proponeva ricorso in Cassazione lamentando un’omessa valutazione dell’assenza dell’elemento psicologico del reato. Egli, infatti, aveva assunto la carica di amministratore unico della società poco prima del termine per il versamento e la crisi finanziaria in cui versava la società rendeva impossibile qualunque azione per adempiere all’obbligazione tributaria. Non avrebbe potuto, infatti, nella sua veste di nuovo amministratore, accantonare le somme necessarie per il versamento dell’Iva dovuta.
I giudici di legittimità, confermando la decisione di merito sul punto, hanno innanzitutto ribadito che ai fini della sussistenza del reato di omesso versamento non è necessario il dolo specifico, ovvero la volontà di evasione fiscale, essendo sufficiente il dolo generico, ossia la consapevolezza dell’imputato di non operare un versamento che sappia essere dovuto.
Per la commissione del reato, quindi, basta la coscienza e volontà del mancato versamento all’erario.
Con riguardo poi alla responsabilità dell’amministratore, nella sentenza è richiamato il principio delle Sezioni unite (n. 37424/2013) secondo cui per escludere la colpevolezza, la crisi di liquidità può rilevare solo se si dimostri che la stessa non dipenda dalla scelta di non far fronte alle proprie obbligazioni, atteso che l’amministratore potrebbe accantonare somme per potervi adempiere. Chi assume la carica di liquidatore o amministratore si espone così volontariamente a tutte le conseguenze che possono derivare da pregresse inadempienze. Tanto meno può ravvisarsi la mera colpa poiché il soggetto prima di accettare l’incarico potrebbe controllare il rispetto degli adempimenti fiscali.
Peraltro, nella specie di omesso versamento la verifica risulta particolarmente semplice essendo sufficiente il riscontro dell’esistenza di un debito nell’ultima dichiarazione presentata e l’esecuzione del relativo versamento.
La Cassazione ha così concluso che l’assunzione della carica di amministratore o liquidatore comporta una preventiva minima verifica della contabilità, dei bilanci e delle ultime dichiarazioni dei redditi, per cui, ove ciò non avvenga, è evidente che chi subentra si espone volontariamente a tutte le conseguenze che possono derivare da precedenti inadempienze. La Suprema Corte precisa inoltre che il nuovo amministratore non solo avrebbe dovuto verificare la situazione prima di assumere l’incarico, ma in ogni caso avrebbe potuto rassegnare le dimissioni una volta svolte le verifiche del caso.

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